I grandi vecchi della vecchia città Opere darte restaurate, pubblicazioni, mostre, conferenze, visite guidate sono soltanto alcune delle iniziative che hanno caratterizzato oltre ventanni di attività di Salvare Palermo. Nata come associazione nel 1985, anche dopo la trasformazione in fondazione riconosciuta dal ministero dei Beni culturali, avvenuta nel 1999, ha mantenuto inalterato lobiettivo iniziale di contribuire a valorizzare gli elementi positivi di una città ricca di storia e di cultura come Palermo, ponendo laccento su diversi aspetti di una realtà complessa e variegata. La trasformazione in fondazione, vissuta dai soci come una sorta di riconoscimento, ha lasciato inalterati lo stile e lentusiasmo. Oggi gli aderenti sono circa 400. Fra loro ci sono studiosi e persone che semplicemente vogliono conoscere meglio la città, studenti e anche qualche nucleo familiare. Il fulcro delle attività continua a essere costituito dallo stesso gruppo di persone, ormai anagraficamente non più giovanissime, che continua a perseguire progetti mostrando vaste capacità organizzative, tenacia e notevole vivacità. Oggi presidente onorario è il professore Roberto Calandra, un nome di grande rilievo non soltanto per larchitettura, lurbanistica e il restauro, ma in generale per il mondo della cultura. Anche fuori dalla Sicilia. A lui si deve molto di ciò che rappresenta ancora oggi Salvare Palermo. Infatti, oltre a essere stato tra i fondatori, per molti anni ha ricoperto la carica di presidente. Non a caso lo scorso anno, in occasione del suo novantesimo compleanno, un numero della rivista della fondazione, Per salvare Palermo, è stato dedicato proprio alla sua vita e alla sua opera. «È ancora un punto di riferimento», dice lavvocato Vittorio Umiltà, anche lui fra i fondatori dellassociazione e presidente dopo Calandra. Oggi è vice presidente, dopo avere passato la mano al professore Nino Vicari, che è stato docente di Tecnologia dellarchitettura allUniversità di Palermo. Ma, al di là delle cariche, la sensazione è quella di trovarsi dinanzi a un gruppo coeso che ama veramente la città. «Abbiamo cercato - sottolinea Vicari - di contribuire alla valorizzazione e alla difesa del nostro patrimonio artistico e culturale, anche attraverso interventi concreti come il restauro di alcune opere. Interventi limitati, ma pur sempre significativi, come il restauro del palchetto della musica in piazza Politeama, della scalinata di Santa Caterina in piazza Bellini, della colonnetta dellImmacolata a Romagnolo. Inoltre ci siamo occupati del restauro di alcune sculture della basilica di San Francesco e di alcune opere dei Serpotta». «Siamo stati i primi a riscoprire i Serpotta», aggiunge Renata Zanca Pucci, fino a qualche anno fa docente di Lingua e letteratura inglese nelle Università di Palermo e Trapani, anche lei vice presidente e fra i soci che hanno fatto la storia di Salvare Palermo. «Già nel 1994 - ricorda - abbiamo restaurato un gruppo di puttini di Giacomo Serpotta, provenienti dallOratorio dei Musici, e nel 96 abbiamo allestito una mostra accompagnata da una bella monografia. Eppure dalle autorità cittadine non abbiamo mai avuto alcun riconoscimento». «Oltre che dei luoghi - dice Umiltà - ci occupiamo anche degli avvenimenti e dei personaggi significativi per la storia della città. Così, qualche anno fa, abbiamo ripubblicato unopera di Mario Guiotto, un padovano a cui la Sicilia occidentale deve moltissimo e che vorremmo non venisse dimenticato. Infatti, arrivato a Palermo alla fine del 42 come reggente della Soprintendenza, si è adoperato in maniera straordinaria per salvare le nostre opere darte da bombardamenti e devastazioni. A lui si devono molte opere di ricostruzione dopo la guerra. E gli dobbiamo gratitudine per tanti capolavori che per suo merito non sono andati distrutti o perduti». Salvare Palermo ha anche allattivo diverse mostre su luoghi o aspetti peculiari della città, come i mercati storici, il fiume Oreto o la Palermo del dopo-bombardamenti. Il prossimo impegno sarà una mostra di rare foto di Palermo, Girgenti e Siracusa raccolte in un album della fine del XIX secolo ritrovato a Istanbul. La vita dellassociazione è caratterizzata da appuntamenti abituali come conferenze e visite «guidate sempre da esperti ad alto livello», come sottolinea con orgoglio il professore Vicari. In quanto allattività editoriale, oltre alle belle monografie, la fondazione vanta la pubblicazione del periodico Per salvare Palermo, diretto da Rosanna Pirajno, docente alla facoltà di Architettura. La rivista, che si prefigge lobiettivo di incalzare la pubblica amministrazione, si occupa di beni da recuperare o da valorizzare, di restauri ma anche di musica, di società, di personaggi o di curiosità. Gli articoli sono scritti da studiosi ed esperti di vari settori o dagli stessi soci, come il professore Vincenzo Scuderi, ex soprintendente ai Beni culturali, o larchitetto Vivi Tinaglia, esperta in restauri. «Un altro aspetto dellattività della fondazione - mette in evidenza Nino Vicari - è quello delle borse di studio e dei concorsi per studenti universitari o giovani laureati delle facoltà di Architettura o Ingegneria, che così hanno modo di approfondire la propria qualificazione. Lultima borsa di studio è stata conferita a due giovani architetti per la produzione di una guida dellarchitettura contemporanea a Palermo». «Abbiamo contribuito - sottolinea Umiltà - a un cambiamento culturale in cui credevamo molto, come dimostrano alcune scelte personali. Un esempio: quando tutti abbandonavano il centro storico, io ho scelto di viverci. Oggi sono orgoglioso della mia casa e compiaciuto nel vedere quante persone stanno tornando a far rivivere i vecchi palazzi». Continua