LA SCOPERTA È lunico santuario pienamente fenicio scoperto finora dagli archeologi nel Mediterraneo occidentale. Si trova a Mozia e a ogni scavo che si effettua a scadenza annuale fornisce nuovi preziosi tasselli per rileggere le origini dellisoletta incastonata nello Stagnone di Marsala. È il tempio rinvenuto nella zona meridionale di quellisola, estesa appena 45 ettari, che i Fenici fondarono come stazione commerciale intorno alla metà dellVIII secolo avanti Cristo. Un edificio di culto che col suo kothon, il bacino sacro adiacente, rappresenta lunica impronta fenicia in Occidente con questa tipologia architettonica. Nella parte orientale del Mediterraneo, edifici sacri di questa configurazione si trovano solo nel Tempio degli Obelischi di Byblos in Libano e in Siria nel Maabed di Amrit. Dopo cinque anni di scavi condotti dalla missione archeologica dellUniversità "La Sapienza" di Roma, emergono altre novità. «Il tempio era stato edificato nel VI secolo secondo criteri di allineamento astrale cari ai Fenici della madrepatria - spiega Lorenzo Nigro, docente di archeologia fenicio-punica e direttore della missione di scavo - Emerge così una sorta di mappa celeste di Mozia risalente allepoca della fondazione fenicia». -------------- «QUESTA MAPPA - continua Nigro - oggi ci consente di affermare che il tempio situato accanto a una piscina sacra era in asse con la costellazione di Orione su unasse e con i pianeti Venere e Saturno sullaltro asse». Lipotesi più accreditata, per lo studioso, è che il tempio fosse dedicato proprio a queste due divinità che la congiuntura astrale faceva incontrare idealmente nel sito sacro: Baal Hammon e la sua compagna Astarte. «Lorientamento del tempio del kothon - prosegue Nigro - risultava apparentemente incoerente. Non è infatti parallelo alla piscina sacra e neppure alle mura della città, né tantomeno alla rete stradale dellantica Mozia. Questa topografia può essere invece spiegata con la volontà di orientare gli assi maggiori delledificio, e in particolare le installazioni di culto costituite dal betilo (piccolo obelisco) e dalle due stele, secondo alcuni riferimenti astrali molto pregnanti per i Fenici». Per ricostruire la "topografia celeste" del santuario, Nigro ha lavorato con listituto di Astrofisica spaziale e fisica cosmica del Cnr. E ha scoperto che lasse maggiore del tempio è orientato a 110 gradi sullorizzonte verso il punto in cui il 21 dicembre, giorno del solstizio dinverno, sorge la costellazione di Orione, che rappresentava una divinità identificabile con Baal. Nella ricostruzione della volta celeste di Mozia, nel 650 avanti Cristo (anno identificato convenzionalmente sulla base dei rinvenimenti e dei dati stratigrafici come quello della fondazione del tempio del kothon), il sorgere di Orione allorizzonte si accompagnava alla congiunzione di una delle stelle principali della costellazione, Betelgheuse, col pianeta Saturno, identificato dai Romani con lo stesso Baal Hammon. «Lasse minore e il portale monumentale del Tempio - prosegue Nigro - erano rivolti invece verso 200 gradi e proprio in questa direzione la stessa costellazione di Orione sorgeva il 21 marzo, equinozio di primavera, stavolta in compagnia non solo di Saturno ma anche di Venere, alta e luminosa sullorizzonte». Proprio questultimo pianeta, che i Fenici associavano ad Astarte, era inquadrato nel portale del tempio nel momento in cui il dio ricompariva sullorizzonte alla fine dellinverno. Sono questi due fenomeni astrali comuni che probabilmente hanno dettato quellorientamento del tempio di Mozia così inusuale. I risultati delle ultime campagne di scavo condotte da Nigro, in collaborazione con il servizio archeologico della Soprintendenza di Trapani e la Fondazione Whitaker, sono state illustrate ieri a Villa Malfitano, in occasione della presentazione del volume "Mozia - XI. Il Tempio di Kothon" edito dalla Sapienza. Allincontro erano presenti anche il soprintendente di Trapani Giuseppe Gini, la responsabile del servizio archeologico Caterina Greco e Angelo Falzea, neo presidente della fondazione Whitaker. Nel 2002 la missione romana è tornata a scavare a Mozia con un progetto ambizioso. «Quasi tutti i resti ritrovati in questarea sono contemporanei alla distruzione dellIsola del 397 avanti Cristo da parte di Dioniso I di Siracusa. Quellevento segnò la fine della città fortificata, i cui abitanti si spostarono poi sulla terraferma a Lilibeo, lodierna Marsala, anche se Mozia continuò a vivere. Lintento allora era comprendere la storia dellisoletta in senso diacronico, cercando indietro nel tempo i segni delle sue origini fenicie». Il tempio, in uso fino al IV secolo, oggi può dare altre indicazioni in tal senso. La sua tipologia non è greca ma tipicamente orientale. Aveva una corte a cielo aperto, con al centro lobelisco che gli archeologi hanno rinvenuto spezzato in tre parti in un deposito di blocchi sacri proprio vicino al tempio, e poi due stele. Accanto allobelisco, cè un pozzo sacro che conteneva frammenti del portale monumentale del santuario e un capitello eolico-cipriota, che testimonia i contatti anche con quellarea del Mediterraneo orientale. E se la destinazione del kothon come piscina sacra per abluzioni e offerte rituali era già emersa lanno scorso, grazie alla scoperta di una sorgente di acqua dolce che lo alimentava, tra le scoperte dellultima campagna di scavo, cè adesso il canale che collega la piscina al tempio. «È una falda dacqua dolce che il mare ci aveva tenuto nascosto - prosegue Nigro - Quando abbiamo prosciugato il kothon nel 2005, abbiamo verificato che grazie a quella sorgente la piscina sacra si riempiva ugualmente». È stata la ricollocazione dellobelisco al centro della corte del tempio, invece, a far riconoscere agli studiosi lallineamento astrale del sito rispetto alle costellazioni. Lipotesi di un tempio dedicato a un culto orientale è avvalorata daltra parte anche dal ritrovamento nella zona del kothon di vari oggetti che rimandano allantico Egitto, come uno scarabeo, il frammento di un vaso in pietra faraonico, una terracotta con un babbuino adorante il sole. Nigro sta studiando le numerose analogie esistenti tra la struttura topografica di Mozia antica con Tiro: entrambe le città infatti avevano un tempio a Nord e uno a Sud, che a Mozia sono rispettivamente il santuario del Cappiddazzu da cui proviene la statua marmorea del Giovinetto e il tempio del kothon. Qui i due edifici sacri erano collegati alla costa da una strada che oggi è completamente sommersa. I primi scavi archeologici a Mozia cominciarono nel Settecento. Nel 1875 era passato da qui anche Heinrich Schliemann, luomo che aveva tolto il velo ai misteri di Troia e Micene, ma ritenne infruttuosa la sua esperienza e lasciò gli scavi precipitosamente. Poi nei primi anni del Novecento il ricco commerciante inglese Joseph Whitaker acquistò lisola e proseguì le ricerche. Furono i primi scavi sistematici, almeno fino al 1927 e Whitaker creò sullIsola anche il museo permanente. Fondamentale le missioni guidate dallinglese Benedikt Isserlin tra il 1955 e il '72. Fu proprio lui a portare alla luce il kothon. Antonia Ciasca vi tornò dal '74 al '92, riportando alla luce un vasto tratto di mura e il tophet, il santuario destinato alla sepoltura dei fanciulli contenente i resti combusti di sacrifici umani e animali deposti dentro vasi offerti al dio Baal Hammon. Dal '77 il professore Vincenzo Tusa, con lUniversità di Palermo si concentrò sullarea del santuario del "Cappiddazzu" ed è lì che nel '79 fu scoperto il Giovanetto, che resta una delle testimonianze scultoree greche più significative della Sicilia occidentale. E siamo alle "campagne" de La Sapienza. La soprintendenza di Trapani intanto sta lavorando ai progetti per migliorare la fruizione e la valorizzazione del sito archeologico nel suo complesso, progetti che finora restano al palo senza finanziamento. In cantiere cè il restauro e la musealizzazione del tophet, il monumento simbolo della civiltà fenicia, attualmente visibile solo dallesterno e nel quale non si scava più da circa 15 anni. Anche la statua marmorea del Giovinetto, conservata nel Museo Whitaker, necessita di interventi di restauro e di un nuovo allestimento espositivo che ne garantisca la conservazione ottimale. Lobiettivo più alto, però resta linserimento dellintera laguna dello Stagnone nella lista del patrimonio mondiale dellUnesco, attualmente in fase di studio preliminare da parte della soprintendenza. «Mozia ha i requisiti richiesti dallUnesco, come lunicità e la specificità nel panorama archeologico mondiale - dice Caterina Greco - ed ha la prerogativa di essere lunica fondazione fenicia di tipo lagunare nel bacino del Mediterraneo». E cè da tenere conto dellambito naturalistico dello Stagnone che dal promontorio di Birgi si estende ad Occidente fino a punta Alga e a quello di capo Boeo, in uno straordinario ecosistema ancora pressoché integro.
la Repubblica
8 Febbraio 2007
SICILIA. Lo scrigno astrologico nel tempio di Mozia
LA
Laura Nobile
la Repubblica
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