Boltanski trasfigura la ferita di Ustica Le pareti divisorie interne sono state sfondate e il pavimento scavato fino ad abbassarlo di circa un metro e mezzo rispetto al terreno circostante: diversamente lo spazio non avrebbe potuto accogliere laereo. Ora, sotto le capriate dei tre capannoni comunali dellex deposito Atc, si allarga una sala che misura trenta metri per trenta. Laereo è lì dentro, è lì quel che rimane del Dc9 Itavia, il relitto del velivolo abbattuto nel cielo di Ustica il 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo. Unala è appoggiata a terra sulla sinistra, sulla destra unimpalcatura sostiene la coda, davanti sono il muso e la fusoliera, il quadro comandi, un carrello, i motori. È qui: qui si offre allo sguardo lo strazio di metalli contorti, lacerati, di fili, bulloni, guaine, cerniere, plexiglass deformati, che dal 27 giugno 2007, 27 anni dopo la tragedia, si offrirà allo sguardo di tutti come Museo della Memoria. Non sarà così, non come appare oggi, quasi opalescente nel chiarore irreale della luce invernale e dei pavimenti ancora in cemento. Christian Boltanski ha accettato la proposta che gli ha rivolto Daria Bonfietti, di trasfigurare questo luogo: letteralmente creare figure - con la luce, le immagini, gli oggetti - che accolgano e moltiplichino lemozione che il relitto suscita, e la cognizione dolorosa dellassenza, e la necessità di non dimenticare questo ennesimo mistero della storia dItalia, rimasto senza colpevoli. Boltanski (Parigi 1944) è un artista francese di origine polacca, cittadino del mondo, insignito lo scorso anno del Praemium Imperiale, capace di straordinaria intensità in tutto ciò che crea. Raccogliere, catalogare, esporre, restituire identità fantasmatica ma non per questo meno intensa, meno dolorosa, allassenza - a volti di uomini e donne sconosciuti (le vittime della Shoah o i giovani partigiani caduti per la Resistenza fatti rivivere su tele esposte al vento nel 1997 a Villa delle Rose di Bologna, ma anche gli abiti vuotati dei corpi, le voci e lo scorrere del tempo portati in scena al Macro di Roma) - è la sua opera. Il Museo della Memoria nasce per iniziativa dellAssociazione dei familiari delle vittime di Ustica, della quale Daria Bonfietti è presidente, e del Comune di Bologna; Letizia Gelli e Gian Paolo Mazzucato ne hanno curato il progetto architettonico, la cui realizzazione è in capo a Raffaela Bruni e allufficio Lavori Pubblici di Palazzo dAccursio. Accanto al Museo troverà sede il Centro sociale «Montanari», le cui attività saranno anche di sostegno al museo; altri tre capannoni contigui, di proprietà privata, avranno destinazione residenziale. Quando i lavori saranno ultimati, il relitto del Dc9 sarà sistemato sulla diagonale della sala. Ora è in parte coperto da teli di plastica, tranne il segmento sul quale sono al lavoro i restauratori. Il restauro è stato affidato a Giovanni e Lorenzo Morigi, padre e figlio, che in passato hanno curato il Nettuno a Bologna, il Colleoni a Venezia, il Perseo a Firenze. Quando le parti del relitto vennero recuperate, a 3500 metri sul fondo del mare, e trasportate allaeroporto militare di Pratica di Mare, non furono lavate; e in 27 anni il sale ha corroso le vernici, che tendono a staccarsi. Il lavoro di restauro consiste nel lavaggio in acqua distillata di centinaia e centinaia di pezzi, e nel consolidamento, dove possibile, della vernice. Da tre settimane, e il lavoro proseguirà a oltranza, ogni pezzo viene staccato dallo scheletro in rete metallica e sostituito da una sagoma di cartone; una volta lavato viene ricollocato al suo posto. Se vi avvicinate al relitto, ogni reperto dellaereo è stato contrassegnato da un numero, vergato su un cartellino di carta intestata sbiadita: intestata «Alitalia. Materiale inefficiente». Materiale inefficiente. «Abbiamo preso contatti con Christian Boltanki un po più dun anno fa, in occasione della sua mostra al Pac di Milano», racconta Daria Bonfietti. Lidea di coinvolgerlo è stata di Mauro Felicori. «Lo conoscevamo come artista, conoscevamo la sua opera - prosegue Daria Bonfietti - , lo volevamo al nostro fianco nel rievocare la drammatica vicenda del Dc9. Ha accettato, e per noi è stata unemozione grandissima». Christian Boltanski è stato a Bologna lo scorso mese di novembre: ha visitato il futuro museo, ha visto il relitto dellaereo. Ma a Bologna sono giunti anche abiti, giubbotti salvagente, effetti personali, documenti: tutto ciò che era conservato dentro sacchetti trasparenti nellhangar di Pratica di Mare. Boltanski ha deciso di accettare la proposta: ma «non utilizzerò gli oggetti, né tratterò il relitto come unopera darte. È una tragedia vera, non la sua rappresentazione». Ha chiesto che tutti gli effetti personali siano classificati e fotografati: è una banca dati, già realizzata, che gli verrà consegnata e resterà come patrimonio del Museo. «Vorrei ricoprire il pavimento di fiori, fino a che si seccheranno, e poi coprirli con altri fiori freschi, coprire di fiori laereo». Pensa di creare una serie scatole nere - simili a quelle che comparivano nellinstallazione O Mensch! di Parigi - in cui conservare gli oggetti delle vittime: invisibili allo sguardo, percepibili nella loro presenza. Pensa a un particolare disegno delle luci. Tornerà a Bologna entro la fine di questo mese, con un progetto definitivo. Il suo allestimento sarà permanente. Ma questo non impedisce che altri artisti interpretino la tragedia di Ustica, come accaduto in passato nella musica, il teatro, il cinema, e accrescano questo museo: per la mostra Ambient Tour della Fondazione Sandretto di Torino Flavio Favelli ha creato un «vestito» per laereo, un habitus in tela bianca, cucito su misura: ha chiesto allassociazione dei familiari di poterlo far «indossare» al Dc9, per un giorno, cosa che verrà fatta, e testimoniata.
USTICA. Ustica, ecco il museo affidato a Boltanski
Il Museo della Memoria di Ustica sarà inaugurato a Bologna con la trasfigurazione della ferita del relitto del Dc9 Itavia, abbattuto nel 1980. L'artista Christian Boltanski ha accettato la proposta di trasfigurare il luogo con la luce, le immagini e gli oggetti per accogliere e moltiplicare la memoria della tragedia. Il museo sarà ospitato nel deposito Atc e sarà curato dall'Associazione dei familiari delle vittime di Ustica e dal Comune di Bologna. Il relitto del Dc9 sarà sistemato sulla diagonale della sala e sarà oggetto di restauro. Boltanski ha deciso di non utilizzare gli oggetti personali delle vittime e di creare una serie di scatole nere per conservare gli oggetti.
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