LEVENTO Oggi saranno esposte al Castello svevo le icone provenienti dal Sinai Da oggi il percorso espositivo della mostra dedicata a san Nicola si arricchisce di otto rari e antichi dipinti su tavola provenienti dalla ricca quanto poco conosciuta collezione del monastero di Santa Caterina al monte Sinai. Come ideatore e curatore scientifico, considero il loro arrivo un evento straordinario, che offre linedita possibilità di comprendere la fase più oscura della millenaria vicenda dellimmagine del santo, quella in cui si è, non senza indecisioni e tentennamenti, proceduto allelaborazione e alla definizione di quelle caratteristiche fisionomiche (i capelli brizzolati, la forte stempiatura, la barba corta, lo sguardo intenso, il portamento austero proprio della sua dignità di vescovo) nelle quali siamo abituati a riconoscerlo. Le icone provenienti dal Sinai ci permettono di seguire tappa per tappa la lunga genesi dellimmagine di Nicola. La prima di queste è un oggetto rarissimo, uno dei pochi che siano riusciti a sopravvivere allusura dei secoli e alle calamità della storia. Al castello svevo da oggi in mostra le più antiche immagini artistiche al mondo del vescovo di Myra (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Si tratta di due ante di trittico dipinte nellantichissima tecnica dellencausto (ossia con i colori sciolti nella cera calda) da un anonimo pittore probabilmente egiziano vissuto fra il VII e lVIII secolo: Nicola conosce qui la sua prima rappresentazione pittorica e, in generale, una delle più antiche attestazioni iconografiche (precedenti sono solamente le immagini presenti sui tre sigilli del VI-VII secolo che si trovano esposti nella prima vetrina); ciononostante, compare in compagnia di santi di primissimo rilievo come gli apostoli Pietro e Paolo e il padre della Chiesa Giovanni Crisostomo, il che testimonia senzombra di alcun dubbio del successo straordinario, già in epoche così antiche, del culto del vescovo di Myra. Anche qui, come sui sigilli, si fatica a riconoscere quei tratti che ce lo rendono familiare: contrariamente a questi, infatti, egli è reso con una folta chioma bianca e una lunghissima barba a punta. Nellopera successiva, che si deve a un raffinato artista di Costantinopoli attivo nel X secolo, la capigliatura comincia ad assottigliarsi e la barba a farsi più corta e ben curata, come si confà a un esponente della gerarchia ecclesiastica bizantina: ritratto a mezza figura, è affiancato sulla cornice, in modo del tutto inedito per un santo, da più piccole rappresentazioni di altri esponenti della corte celeste, tra cui si distingue, lungo il margine superiore, la figura di Cristo Signore del mondo, di cui Nicola è nel frattempo divenuto interlocutore privilegiato. Licona successiva, risalente al tardo secolo XII, glorifica il santo con un soluzione singolare, in cui il ritratto sacro è circondato da una fitta serie di scene relative a episodi accuratamente selezionati della sua vita e dei suoi miracoli. I quattro dipinti che seguono (realizzati nel XIII e XIV secolo) illustrano levolversi e il consolidarsi dellimmagine di Nicola come vescovo ideale, la cui dignità è segnalata dalle piccole figure di Cristo e della Vergine rese nellatto di porgergli le sue insegne episcopali: due di queste sono completamente inedite e sono state individuate da me, con laiuto dei padri del monastero, durante un soggiorno al Sinai nel 2005. Lultimo dipinto è probabilmente il singolare della serie. Si tratta di un altarolo duecentesco, fornito di ante richiudibili, la cui esecuzione, che presenta caratteri talmente compositi da combinare liberamente elementi bizantini, francesi e italiani, si deve probabilmente a un artista crociato forse proveniente dalla città di Acri oppure residente al Sinai stesso: Nicola vi compare abbigliato conformente alluso latino, con la mitria e il pastorale, in compagnia di Giovanni Battista. Opere come queste sono importanti non solo per il contributo che dànno alla comprensione delliconografia del santo, ma anche perché forniscono un inaspettato spiraglio verso luoghi fondamentali e momenti altissimi della storia dellarte che a tuttoggi rimangono in larga parte inesplorati. curatore scientifico della mostra "San Nicola. Splendori darte dOriente e dOccidente"