Dopo una settimana di sospensione, ieri sono ripresi gli scavi in piazza Sordello dove, tre mesi fa, era stato scoperto un esteso mosaico romano di epoca imperiale (I-II secolo dopo Cristo). Gli archeologi hanno constatato che il pavimento della domus procede intatto sotto il primo tiglio del filare che segna il limite sud della piazza. Ora la sovrintendenza e l'amministrazione comunale dovranno decidere se, come e quanto procedere. Sta di fatto che proprio gli alberi possono indurre a credere che larga parte della casa romana sia rintracciabile proprio in quella direzione: i tigli hanno qualche decennio e si trovano su una porzione di piazza "confinaria" con una strada (l'attuale Tazzoli) storica, addossata al limite meridionale della Mantova tardoantica. Il mosaico in tessere bianche con cornice nera e treccia policroma era stato trovato durante i lavori per l'installazione di un dissuasore delle auto che mirano alla sosta selvaggia in piazza Sordello. Il cantiere fu subito bloccato e agli operai si sostituirono gli archeologi. Nell'area nord dello scavo è stata individuata una profondissima fossa probabilmente altomedievale, in origine "foderata" in legno. Una specie di discarica domestica, ricca di materiali, come ceramica nera e fusioni in bronzo d'epoca etrusca, monete romane, laterizi medievali e rinascimentali. Il Comune, attraverso l'assessore Luciano Battù, ha espresso la volontà di lasciare in vista il mosaico con un'opera tutta da progettare. Ora il mosaico in estensione potrebbe da solo rappresentare un prezioso dissuasore e un frammento di Mantova romana finalmente en plein air.