GIOVANNI II Bentivoglio, signore di Bologna alla fine del '400, si rivolterebbe nella tomba se sapesse in che condizioni si trova l'affresco di Ginevra, la sua amata, nella chiesa di San Apollinare di Ronco a Castel Maggiore. La scoperta di questo reperto storico è stata fatta da un comitato di cittadini sorto proprio per la salvaguardia di questo edificio, ormai abbandonato al degrado. Siamo a un centinaio di metri dalla zona industriale, la recinzione di protezione è fatiscente e con grande facilità si raggiunge la chiesa dove all'interno il tetto di legno giace in pezzi e l'affresco è circondato da piante selvatiche. Appena si entra si vede subito una lapide dedicata alla famiglia Bentivoglio, a testimonianza dell'importante scoperta. E' solo una delle prove che quell'affresco sia autentico. Per Giampiero Bagni, esponente della Lega Nord e segretario dell'associazione culturale 'Roger', ci sono diversi elementi che proverebbero la veridicità della scoperta. «Ci siamo avvalsi di esperti, come il direttore del museo di San Luca, Ferdinando Lanzi, per attribuire l'affresco. La prima cosa che salta subito agli occhi racconta Bagni è la rassomiglianza con la Madonna con bambino che si trova nella chiesa di San Giacomo a Bologna, ispirata proprio a Ginevra Bentivoglio. Un altro aspetto importante è che la Madonna con bambino è un'immagine che fu abolita dalla Chiesa dopo il concilio di Trento. Il che fa risalire l'affresco all'epoca dei Bentivoglio. E' necessario intervenire al più presto prima che sparisca quel po' che è rimasto». Il sindaco Marco Monesi non è stato a guardare: «Nel nuovo piano strutturale spiega il primo cittadino abbiamo destinato l'area dell'antica chiesa a recupero ambientale e architettonico. Questo ha reso possibile trasferire in altre zone di Castel Maggiore le quote di edificabilità in passato previste per quest'area. Starà ora alla proprietà saper cogliere questa concreta opportunità». Mauro Sgargi del comitato 'Amici di San Apollinare', è da mesi che cerca di sensibilizzare le autorità: «Dopo aver spedito numerose raccomandatedicesi è fatto vivo il dottor Costa del ministero per i Beni e Attività Culturali, intimando alla sovrintendenza di effettuare gli interventi urgenti. La sovrintendenza ha scritto una lettera al sindaco di Castel Maggiore e all'ente per il sostentamento del clero, citando tutte le norme che regolano la conservazione dei beni d'interesse artistico e sottolineando l'intesa esistente tra Stato e Conferenza episcopale. In tale lettera si richiedeva un incontro alle due controparti. Quest'incontro pare non abbia avuto luogo. Così non si può andare avanti: rischiamo di perdere uno spaccato importante della storia bolognese».