CINQUE MILIONI e due-centomila persone, contate alla fine del 2006, sono entrate nei musei di Firenze, ammirata in tutto il mondo da quando si è diffusa la tradizione del viaggio d'arte. Proprio per la ricchezza del suo patrimonio culturale, ha oggi una grande responsabilità: riuscire a valorizzarlo senza scontentare i fiorentini che si sentono espropriati della loro identità cittadina, e arginare il fenomeno del turismo "mordi e fuggi". «E' necessario - sostiene Antonio Paolucci, ex sovrintendente dei Beni Culturali e Storici di Firenze, Prato e Pistoia - direzionare i flussi turistici in tutta la regione, in modo da incentivare non soltanto i grandi nomi, come ad esempio gli Uffizi o il David di Michelangiolo, ma anche opere, autori e città meno conosciute e pubblicizzate seppure anch'esse di grande importanza, rieducando il visitatore ad un turismo curioso, veramente interessato». ASSAI DANNOSO è infatti questo sfruttamento economico della città e in particolare del centro storico per fini turistici: si moltiplica-no i fast-food, anche etnici tipo i venditori di kebab, le boutique d'abbigliamento, i negozi di souvenir, ma diminuiscono il silenzio, la pulizia, gli scorci non deturpati da una vetrina, le piazze non inquinate da un cartellone pubblicitario. Diminuisce insomma la bellezza e l'unicità di Firenze che nel 2007 si trova a fare i conti con l'industria del futuro ovvero, paradossalmente, proprio il turismo, che essendo l'unica vera risorsa della città, potrebbe e dovrebbe essere sfruttato in modo più intelligente e meno traumatico. «Lavorando su obbiettivi mirati -continua il professor Paolucci, -quali strutture di accoglienza più efficienti e meno costose, ma anche luoghi adatti ad ospitare i giovani, in modo da favorire il soggiorno per due o più giorni, battendo così la tirannia delle aziende turistiche che offrono pacchetti in cui in pochi giorni si visita quanto più possibile, ma in modo superficiale e approssimativo, lasciando alla città gli euro di una maglietta, di una bibita o di una pizza a taglio, ma non un autentico contributo di vivacità culturale». E quindi di crescita. SAPPIAMO CHE tutto ciò ri-schia di portare a una desertificazione delle altre risorse, essendosi ormai costituita una "One com-pany town" ovvero basata su una sola industria; la nostra è quella culturale. Originariamente i musei nascono dalla necessità di formare un'identità patriottica che arricchisca l'orgoglio del singolo cittadino. Già da anni si è aperto un dibattito riguardo i costi dei luoghi d'arte, che alcuni ritengono dovrebbero essere gratuiti, a esporre il problema sono soprattutto i fiorentini. Infatti i musei, come afferma Antonio Paolucci, sono da considerarsi "biblioteche di figure" ovvero luoghi dove apprendere e approfondire il proprio portfolio culturale.
Arte tra risorsa e turismo sostenibile
In Firenze, i musei hanno registrato un aumento di visitatori, con 5,2 milioni di persone che hanno visitato i musei alla fine del 2006. Tuttavia, questo aumento turistico ha anche portato problemi, come la sovrappopolazione e la perdita dell'identità cittadina. L'ex sovrintendente dei Beni Culturali e Storici di Firenze, Antonio Paolucci, sostiene che è necessario dirigere i flussi turistici in tutta la regione per incentivare il turismo curioso e non superficiale. Paolucci critica l'industria del turismo, che sta sovrastando l'economia locale e riducendo la bellezza e l'unicità della città.
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