L'ultima opera inedita di Caravaggio proposta attraverso la riproduzione su un libro. Così un critico d'arte, un professore universitario e due galleristi, rinviati a giudizio per tentata truffa, contraffazione ed esportazione clandestina di opere d'arte, avrebbero presentato un dipinto ai musei di mezzo mondo, sperando di venderlo alla cifra record di 30 milioni di dollari. Il tentativo è andato avanti per quattro anni, fino al 2004, quando dalla visione della foto si è passati a quella della tela: e solo a quel punto si è scoperta la vera paternità del quadro, dipinto da un bravo emulatore del grande Michelangelo Merisi. La storia ha inizio verso la fine degli anni Novanta, quando alcuni galleristi entrano in possesso di una tela risalente all'epoca della scuola napoletana del Caravaggio. I galleristi portano il quadro al cospetto di due studiosi dell'artista milanese, il critico d'arte, Maurizio M. e il professore universitario napoletano, Vincenzo P.. A quel punto, secondo il pubblico ministero Paolo Giorgio Ferri, sarebbe scattata l'idea di organizzare una truffa per far passare il quadro come un'opera di Caravaggio. Gli esperti spendono tutta la loro influenza per attribuire la tela all'artista milanese, scrivono anche alcuni libri su cui viene riprodotto il dipinto, si riferiscono alla tela come a un inedito e ne garantiscono l'autenticità. Forti della loro reputazione, i due luminari e i galleristi, con la foto del libro in mano, si presentarono poi alla porta di numerosi collezionisti privati. Si rivolgono anche ai responsabili di alcuni importanti musei. Mostrata l'immagine, propongono l'acquisto del quadro per una cifra che si aggira intorno ai 30 milioni di dollari. I viaggi dei critici d'arte superano anche i confini italiani perché si rivolgono a numerosi potenziali acquirenti, in Svizzera, in Germania e pure negli Stati Uniti. Ma ogni tentativo risulta infruttuoso. La ricerca di un amatore facoltoso si protrae per anni, fino al dicembre del 2004, quando una denuncia porta la magistratura a indagare sull'attività dei due critici d'arte e dei galleristi. I quattro, interrogati dagli inquirenti, affermano che il quadro di cui sono in possesso proviene da un collezionista di Monaco. Ma le indagini smentiscono ogni circostanza. E rivelano l'origine dell'opera. Adesso il gup Luisanna Figliolia ha disposto il rinvio a giudizio per tutti e quattro gli imputati accogliendo la richiesta del pm Paolo Giorgio Ferri. «Il professore è uno studioso che si è limitato a un apporto tecnico. Nulla di più», afferma però il difensore di Vincenzo P., l'avvocato Clara Veneto.
Caravaggio-patacca: 4 a giudizio
Un gruppo di critici d'arte, un professore universitario e due galleristi sono stati arrestati per tentata truffa, contraffazione ed esportazione clandestina di opere d'arte. Hanno presentato un dipinto di Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio, ai musei di mezzo mondo, cercando di venderlo per 30 milioni di dollari. La storia inizia quando alcuni galleristi entrano in possesso di una tela risalente all'epoca della scuola napoletana del Caravaggio. Gli esperti spendono tutta la loro influenza per attribuire la tela all'artista milanese, scrivono libri su di essa e la presentano ai collezionisti privati e ai responsabili di musei.
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