Come raccontano custodi e funzionari, la scena si ripete da anni pressoché uguale ogni giorno: «Scusi, qual è la sala di Mussolini?». Protagonista del tormentone è lo storico Palazzo Venezia, in realtà un vero capolavoro del Rinascimento, ma che quasi tutti associano ancora alla biografia del duce: finestra, balcone, politica, storia e anche pruriginosa aneddotica sulle tante donne che in quei saloni si sarebbero avvicendate. Ebbene, quelle sale al piano nobile, in particolare la celebre Sala del Mappamondo, per anni sono state di fatto «precluse a una visione integrale ed esclusiva in quanto destinate a ospitare mostre e iniziative culturali». Il virgolettato è tratto da un comunicato del ministero dei Beni culturali, dove si annuncia anche che nei fine settimana dal 10 febbraio al 5 maggio (ore 10 e 12), con ingresso gratuito, le Sale Regia, delle Battaglie, del Mappamondo e l'Appartamento Barbo «saranno restituite alla pubblica fruizione in tutta la magnificenza degli ambienti e delle decorazioni». Nessun riferimento diretto al Ventennio, salvo l'accenno «al più recente, talvolta meno glorioso destino di una vicenda storica di cui i fastosi ambienti sono stata la nobile scena».