WASHINGTON A vent'anni dalla liberazione dell'Europa, un film con Burt Lancaster, The train, il treno, attirò l'attenzione del pubblico fugacemente, purtroppo su uno di capitoli più trascurati della seconda guerra mondiale, il recupero dei capolavori artistici trafugati dai nazisti. Il film raccontò un episodio vero dell'estate del '44: l'assalto di un giovane tenente americano con sei volontari a un treno tedesco in fuga da Parigi liberata con un carico di tesori del Louvre, di altri musei, e di grandi collezioni private francesi. Il tenente che bloccò il treno era Alexander Rosenberg, il figlio di un eminente antiquario parigino, Paul Rosenberg, che con suo stupore ritrovò tra la refurtiva anche le opere d'arte sottratte alla propria famiglia. Ma il film tacque il particolare più importante: l'ardito tenente individuò e catturò il treno su precisa informazione di una coraggiosa curatrice del Louvre, Rose Valland, che aveva segretamente registrato tutte le ruberie e le spedizioni del nemico. La Valland, che fu poi insignita della Legion d'onore, faceva parte della Mfaa (Monument fine arts and ar-chives), un'agenzia delle forze armate Usa formata nel '43 per la restituzione dei capolavori artistici ai paesi di provenienza o ai proprietari, che incluse anche francesi, inglesi, italiani, polacchi e così via. Per una delle frequenti ironie della storia, dopo il film quasi nessuno s'interessò più della Mfaa e dei suoi 400 «Mo-nument men», o «Venus keepers», («Uomini dei monumenti» o «Custodi di Venere») come i suoi membri vennero chiamati. Solo nel '94, una storica americana, Lynn Nicholas, ne ricordò il prezioso lavoro in un libro magistrale, Lo stupro dell'Europa. Il libro affascinò un collezionista texano, il petroliere Bob Ed-sel, che un decennio più tardi, venduta l'azienda per dedicarsi all'arte, si mise sulle tracce dei «Monument men» e ne ritrovò 14 ancora in vita. Oggi, dopo tre anni di ricerche e a proprie spese ben tre milioni di dollari Edsel ha pubblicato a sua volta un libro, Salvare Da Vinci (Rescuing Da Vinci, Laurel publishing), corredato da foto ed episodi inediti, che ne ricostruisce le straordinarie imprese. In un migliaio di località diverse in Europa, dalle miniere di sale ai castelli, i «Custodi di Venere», che si sciolsero nel '51, scoprirono dieci milioni di oggetti, di cui i più significativi destinati al Museo del Fùhrer, che Hitler intendeva erigere a Linz, la sua città, o alla collezione di Hermann Goering. Tra i capolavori recuperati, un autoritratto di Rembran-dt; la Madonna di Bruges, una scultura di Michelangelo; e la Dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci. Tra quelli andati perduti forse per sempre un Ritratto di uomo di Raffaello. L'esistenza dei «Monument men» era nota in Italia a chiunque si interessi di arte e di storia. Anni fa trovai su una bancarella l'edizione in lingua inglese, presso la Sansoni, de La seconda mostra nazionale delle opere italiane recuperate in Germania, un libro del '50 di un nostro grande esperto che appartenne al gruppo, Rodolfo Sivie-ro, con dedica autografa all'alter ego americano, l'ambasciatore Robert Murphy. Ma a differenza di esso Salvare Da Vinci un titolo inteso a sfruttare l'incredibile successo del Codice da Vinci non è un saggio, bensì un romanzo, un collage di personaggi e avventure che spazia su 15 Paesi. La caccia dei 400 ai tesori scomparsi, a cui collaborò con la Unità investigativa dei saccheggi di arte anche il servizio segreto, l'Oss, l'antesignano della Cia, ha il sapore di un giallo. Per riportarne alcuni alla luce, a esempio, il sergente Harry Ellinger, uno dei 14 «Monument men» ancora vivi, dovette sgombrare un deposito da casse di nitroglicerina. Per rintracciare la Madonna di Bruges, il tenente colonnello Ernest DeWald dovette setacciare tutta l'Austria. E per accertare dove fosse la Dama con ermellino, che dal '39 era stata contesa dal generale Hans Frank, il governatore della Polonia, e da Goering, il capitano Fred Albright dovette ricostruirne l'andirivieni tra Cracovia e Berlino. Nel suo libro, Robert Edsel ammette che alcuni militari americani asportarono tesori come quello medioevale di Quedlinburg in Germania, poi rinvenuti in una cassetta di sicurezza di una banca del Texas. Ma sottolinea che «la dedizione dei 400 non può essere sottovalutata» e che «costituisce un importante precedente morale» per la soluzione di contese tuttora in corso, come quella tra l'Italia e il Museo Getty. Luminari e rozzi soldati trovarono un'immediata intesa anche nella preservazione e nei restauri delle opere danneggiate. Nel '44, quando Pisa fu liberata dopo 40 giorni di combattimenti, il Campo Santo con i suoi affreschi risultò quasi distrutto, ma il capitano Deane Keller dell'Università di Yale non stentò a trovare volontari per ricoprirlo con un tetto (Keller fu là sepolto dopo la sua morte nel '92). Per i più anziani, la Mfaa divenne una cattedra d'insegnamento: gli inglesi soprattutto dispiegarono il Ghota dei loro esperti, dall'archeologo Charles Leonard Wooley, lo scopritore della città sumera di Ur, fino a Ellis Kirkham Waterhouse, lo storico dell'arte, che denunciò due falsi di Vermeer nel bottino di Goering. Per i più giovani fu una scuola impareggiabile: tra gli americani, James Rorimer diresse poi il Metropolitan museum di New York e Lincoln Kirnstein partecipò alla fondazione del New York City Ballet. Salvare da Vinci non nasconde che il lavoro dei «Monument men» consistette principalmente in un minuzioso controllo di documenti e di uno sfibrante confronto tra le parti. E ammonisce che non fu mai completato dalle generazioni successive, e che solo una parte dei dieci milioni di oggetti ritrovati tornò a casa. Appena oggi, a suo parere, l'America ha deciso di ripartire dal punto dove i «Custodi di Venere» si fermarono. Dal '99, una decina di musei americani hanno restituito le opere confiscate dai nazisti di cui erano venuti in possesso: tra di esse, l'Odalisca di Matisse, dovuta agli eredi - i corsi e ricorsi storici! di Paul Rosenberg, il padre del tenente interpretato nel film Il treno da Burt Lancaster. Riferisce Edsel che mesi fa furono messi all'asta da Christie a New York cinque dipinti «rubati da Hitler», di cui due della collezione di Jacques Goudstikker un noto antiquario fuggito dall'Olanda nel '40: «Uno di essi - protesta restò nelle mani di Andreas Hofer, l'esperto d'arte di Goering, fino al '71». Secondo Edsel «questi cinque dipinti sono soltanto la punta dell'iceberg» e nel prossimo quinquennio ne emergeranno centinaia, migliaia di altri. Gli raccomandò prima di morire Lane Faison, uno dei 400, che diresse gli interrogatori dei ricettatori nazisti: «Fate sì che il nostro compito venga portato a termine».
I cacciatori dei tesori trafugati da Hitler
Il film "Il treno" (The train) del 1945, con Burt Lancaster, racconta un episodio reale della seconda guerra mondiale, ovvero il recupero di capolavori artistici trafugati dai nazisti. Il protagonista, un giovane tenente americano, blocca un treno tedesco in fuga da Parigi con un carico di tesori del Louvre e di altri musei. Il film non menziona però il ruolo di Rose Valland, una curatrice del Louvre che aveva segretamente registrato le ruberie e le spedizioni del nemico.
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