Il mercato del restauro dei beni culturali in Campania vive una condizione di crisi profonda. Tale crisi ha messo in difficoltà molte imprese legate all'artigianato locale, costrette oggi a licenziare i propri addetti. I nuovi mercati legati alla valorizzazione dei beni culturali e delle risorse ambientali della nostra regione vanno dunque implementati. Questa analisi è emersa dallo studio condotto dalla Cna (Confederazione nazionale artigiani per le Pmi) sull'intero tessuto regionale campano. La sintesi del lavoro è stata presentata ieri alla Camera di Commercio di Napoli. Obiettivo centrale era quello di evidenziare la reale portata economica del mercato legato ai beni culturali e di conseguenza al turismo. La condizione della regione Campania non è fiorente, così come è stato sottolineato da Paolo Porcaro, funzionario del Cna di Napoli. «Nonostante gli sforzi degli ultimi anni degli assessorati competenti, occorre fare molto di più, creare la giusta sinergia tra pubblico e privato in grado di dare la giusta spinta allo sviluppo delle Pmi». Il riferimento è ad una possibile concertazione che tenga conto del fabbisogno delle imprese campane artigiane «per incentivare politiche di sviluppo e di aiuto». L'obiettivo sarebbe quello di conciliare perfettamente «il patrimonio storico artistico con il patrimonio imprenditoriale artigiano legato ancora ad antiche tecniche ed ad antichi mestieri». Tale connubio sarà il punto di forza e di svolta per l'economia campana. Convinto del ruolo fondamentale di tale possibile filiera Vincenzo Riccio, presidente provinciale Cna Campania, auspica una sinergia strategica tra l'Assessorato regionale ai Beni culturali e quello al Turismo «per creare un vero tavolo di concertazione e dare risposte certe all'impiego dei fondi strutturali Por». La Campania sfrutta attualmente le misure 2.1, 2,2, 2,3, del programma Por Asse II e «nonostante i 12 milioni e 15 milioni di euro assegnati per il periodo 2002-2004 direttamente dal Ministero dei Beni culturali, risulterebbero non spesi 42 milioni di euro nella sola città di Napoli nell'arco del 2003» Questo monito tuona forte alla presenza dell'assessore regionale Marco Di Lello che auspica «che tali situazioni non si verifichino più nell'amministrazione regionale». Propone per questo due nuovi bandi entro settembre 2003 e «se le somme non saranno spese si proporrà addirittura un commissariamento speciale delle sovrintendenze». L'intero sistema ha bisogno di un controllo costante e vigile e Nicola Campoli, direttore Cna propone « la costituzione di un Osservatorio in grado di visionare le risorse finanziarie destinate alla valorizzazione dei beni culturali, osservatorio previsto dal protocollo d'intesa della Regione con le parti sociali».