La denuncia nella relazione della Corte dei conti al parlamento che ha indagato sulla gestione della p.a. I giudici: incertezze normative ma troppe varianti e perizie Ritardi ingiustificati, ricorso a perizie suppletive, frazionamento degli appalti e applicazione poco rigorosa delle norme. Sono alcune delle criticità emerse dalla relazione della Corte dei Conti sulla gestione delle opere segretate, ai sensi dell'articolo 33 della legge-quadro sui lavori pubblici, in cui i giudici contabili richiamano le stazioni appaltanti ad un maggior rigore'. Il referto è giunto a conclusione di una vasta e complessa' istruttoria ed è stato inviato al Parlamento dalla sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato. L'indagine ha interessato i ministeri dell' interno, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti e relativi organi decentrati, il comando generale dell'arma dei carabinieri e la polizia di stato che nel biennio 2003-2004 hanno realizzato opere che per la loro natura o destinazione abbiano carattere riservato ovvero debbano essere eseguite con speciali misure di sicurezza da parte di imprese dotate di specifica abilitazione (Nos). Sotto il profilo gestionale hanno trovato conferma alcune criticità già rilevate, in parte riconducibili alle ricordate incertezze applicative della legge Merloni, in parte dovute al perpetuarsi di prassi operative risalenti a norme precedenti di tipo settoriale, talora superate o addirittura abrogate'. In particolare, la Corte ha rinnovato il richiamo alle stazioni appaltanti ad un maggior rigore nella individuazione della disciplina applicabile, ricorrendo nel caso degli appalti misti al criterio della prevalenza, come elaborato dal diritto comunitario'. Secondo i giudici contabili persiste' l'applicazione poco rigorosa delle norme relative ai tempi, ai modi e alla competenza a dichiarare la segretezza delle opere'. Le patologie più diffuse riguardano l'artificioso frazionamento degli appalti, talvolta giustificato con la necessità di rimanere entro i limiti della competenza per valore di organi periferici, talaltra attribuito a dichiarate esigenze di celerità, sovente contraddette da sospensioni dei lavori per interferenze con interventi contestualmente affidati a più imprese nello stesso compendio edilizio (manutenzione ordinaria e straordinaria)'. Altrettanto frequente è il ricorso alla perizie di variante e suppletive, che molto spesso sono risultate ascrivibili, non ad eventi sopravvenuti ed imprevedibili, ma piuttosto a lacune o insufficienze dei progetti originari emerse in fase esecutiva'. Intanto, alla Corte d'appello di Cagliari sono state depositate ventiquattromila firme dal centrodestra per chiedere il referendum abrogativo del piano paesaggistico regionale. Queste firme', ha detto il promotore dell'iniziativa, Mauro Pili, precedente governatore, sono la testimonianza che vede la Sardegna mobilitarsi in una sola settimana per l'abrogazione di un piano che provoca un'autentica emorragia di disoccupati. La legge Soru non salva le coste ma produce un' emigrazione di giovani'. La Corte d'appello valuterà la richiesta referendaria entro 30 giorni.