Beni culturali LO SCHEMA DI RIORDINO DI VIA DEL COLLEGIO ROMANO: TUTTO IL POTERE AL SEGRETARIO GENERALE Per ora è una bozza, ma in Via del Collegio romano c'è chi dice che lo schema di riorganizzazione dei Beni culturali - già in mano al ministro Francesco Rutelli - costituisca lo scheletro della nuova architettura del ministero. Il cui cervello politico e decisionale sarà proprio la segreteria generale di Giuseppe Proietti. Una vera a propria cabina di regia - "un direttorio politico", dicono i più critici - che assumerà la funzione di coordinamento e di vigilanza sull'attività delle Direzioni generali e regionali, che garantirà il raggiungimento dei risultati rispetto agli indirizzi del ministero, ma che, soprattutto, assommerà a sé tutte le funzioni di coordinamento che prima facevano capo ai vertici dei vari dipartimenti. Una segreteria con dei superpoteri insomma che potrebbe essere affiancata anche da un consiglio di gabinetto composto di dirigenti di staff. Anche l'organizzazione delle nuove direzioni generali andrebbe nella direzione della verticalizzazione e dell'accentramento. Non è ancora chiaro quante saranno, ma lo schema di organizzazione del ministero ne prevederebbe almeno 10. Tre direzioni generali trasversali - risorse umane e formazione, bilancio, ricerca - e sette direzioni generali di settore: beni architettonici (che accorpa i beni architettonici e paesaggistici con architettura e arte contemporanea), beni storici e artistici, archivistici, librari, cinema e spettacolo dal vivo. Il dicastero di Walter Veltroni aveva portato da 10 a 8 le direzioni generali alleggerendo il centro dei Beni culturali per dare più peso e autonomia decisionale alle soprintendenze. Con Rutelli, dicono oggi i sindacati, Uil in testa (che stamattina discuterà proprio in Via del collegio romano del nuovo ordinamento del ministero) si torna ad avere una struttura al centro molto pesante che elimina ogni principio di sussidiarietà. È la stessa critica che muove anche la Cgil anche perché le soprintendenze perderebbero ulteriore potere rispetto alle direzioni regionali e generali. Un trend cominciato con le riforme degli anni Novanta quando i soprintendenti locali cominciarono a perdere progressivamente potestà sul territorio e a veder moltiplicati i loro affanni, descritti bene da Riccardo Chiaberge in un editoriale domenica scorsa sull'inserto cultura del Sole 24 ore. Il nodo della bozza in mano a Rutelli sarebbe del resto proprio sul rapporto centroperiferia - criticato anche dal consigliere del ministro Salvatore Settis - sull'autonomia dei soprintendenti, sull'abbassamento della rappresentanza democratica negli organi di consulenza tecnico scientifica del ministero. Come è avvenuto con la riforma, già approvata, del Consiglio superiore e dei comitati tecnico scientifici. "Fughe in avanti", dice del mastodontico Centro del libro. Che ha visto la luce prima dell'assetto definitivo del riordino del ministero
Ecco la riforma di Rutelli: tutto il potere al Segretario Generale
Il ministro Francesco Rutelli sta lavorando a un nuovo schema di riorganizzazione dei Beni culturali, che costituisce lo scheletro della nuova architettura del ministero. La segreteria generale di Giuseppe Proietti sarà il cervello politico e decisionale, con poteri di coordinamento e vigilanza sugli organi di governo. L'organizzazione delle nuove direzioni generali prevede una verticalizzazione e un accentramento, con almeno 10 direzioni generali, tra cui tre trasversali e sette di settore. Le soprintendenze perderanno ulteriore potere rispetto alle direzioni regionali e generali, secondo i sindacati e la Cgil.
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