LE REGOLE 1, Procurati una piantina della città 2. Non gettare rifiuti in terra o in acqua 3. Vestiti in maniera decorosa, nelle calli strette tieni sempre la destra, non sostare sui ponti e sui vaporetti posa a terra lo zaino 4. Ricorda che piazza San Marco è un museo a cielo aperto 5. Utilizza la Venice Card: offre molti vantaggi 6. Serviti solo di servizi e mezzi autorizzati 7. Diffida degli abusivi e fai attenzione ai borseggiatori 8. Venezia è soggetta al fenomeno dell'acqua alta 9. La città è dotata di percorsi privi di barriere architettoniche 10. Per ottenere il rispetto dei tuoi diritti vai all'ufficio reclami Apt Tempo di turisti, tempo di decaloghi. Chi arriva a Venezia, d'ora in poi, si vedrà recapitare una sorta di «galateo in pillole», per un «turismo intelligente» come recita il frontespizio. Ben presto troverà anche cartelli ai sette accessi alla piazza di San Marco, dai quali sarà avvertito che si trova in una città normale, con gente che ci abita e con i visitatori è costretta convivere; una città come lo sono Torino, Milano o Monaco di Baviera, con un decoro da rispettare, una dignità quasi museale e la sacralità di una basilica di culto millenario. Dove perciò non è contemplato girare senza maglietta, come se fosse il prolungamento della spiaggia di Jesolo, né gettare barattoli e fazzolettini a terra, come se fosse una discarica regionale. Già oggi sono in vigore ordinanze e sanzioni. Ma la nuova politica sembra voler dare un preavviso prima di far entrare i vigili in azione. Venezia lo aveva già fatto in passato, vale a dire mettere nero su bianco una serie di regole per i visitatori: celebre la «grida», in tempi di pentapartito, dell'assessore Augusto Salvadori contro i sacchi a pelo, i bivacchi a San Marco e perfino le canzoni napoletane nelle serenate in gondola. Stavolta, quando ormai da quattro lustri governa il centrosinistra (ora con il sindaco Paolo Costa), il decalogo vuol risultare meno repressivo. Piuttosto, come una sorta di «consigli per gli acquisti»: tanto per dire, al punto 1 c'è il suggerimento di procurarsi una cartina della città, ottimo modo per non perdersi e magari non farsi imbrogliare da ciceroni fasulli o traghettatori rapaci. C'è anche un articolo dedicato a loro, guarda caso il numero 7, che nella legge mosaica stava per «non rubare», e che recita così: «Diffidate dagli abusivi e fate attenzione ai borseggiatori». Ci sono molte regole: se viaggi in vaporetto, poggia a terra lo zaino; nelle calli strette tieni la destra e non sostare sui ponti. Poi ci sono le notizie utili: sfrutta la «Venice Card» per avere sconti; utilizza servizi e mezzi autorizzati; l'acqua alta è annunciata dalle sirene, ma troverai le passerelle per non bagnarti i piedi; ci sono percorsi senza barriere architettoniche, informati... Insomma, prima di passare alle sanzioni, molte informazioni. Poi verrà anche il tempo delle «stangate». Del resto, il turismo è talmente lievitato che una regolamentazione ci vuole. Cinquant'anni fa i «forestieri» erano ancora pochi, garbatissimi inglesi, che arrivavano sull'onda lunga dei Byron e dei Ruskin. Le gondole costavano niente, erano semplici mezzi di trasporto. Gli alberghi di lusso sul Canal Grande erano alla portata dei benestanti, non occorreva essere il sultano del Brunei. I residenti erano vicini ai 200 mila e facevano mestieri produttivi in una città che pulsava di vita. Poi ci fu l'alluvione del '66, si sparse per il mondo l'allarme che Venezia affondava, ci fu la corsa alla città incantata, da cartolina, quasi una Disneyland, con il turismo di massa che portava fino a 13 milioni le proprie presenze ogni anno, spesso visite di giornata, «mordi-e-fuggi». Così, di veneziani veraci ne sono rimasti pochi, appena 70 mila: vivono in laguna e magari lavorano in terraferma. Mentre in città operano persone che spesso abitano in terraferma: si arricchiscono, vendendo 100 volte più care le mercanzie, che nel frattempo sono diventate sempre più paccottiglia; poi alle otto di sera tira giù la saracinesca e se ne vanno, lasciando i problemi agli altri. Ecco perché c'è bisogno di questo nuovo decalogo: non soltanto per i turisti, ma anche per questi cosiddetti veneziani, in realtà essi stessi «foresti».