Fu nel febbraio dell'anno scorso che il sindaco di Mantova indicò nella persona del professor Settis la figura di riferimento per il futuro programma culturale della città ed io, allora presidente ad interini dell'Accademia Nazionale Virgiliana, gli inviai un caloroso augurio di buon lavoro perché convinto tanto dell'alto profilo della scelta fatta dall'amministrazione cittadina quanto della necessità che il professore non ponesse altri indugi a sciogliere le riserve ancora in essere sull'accettazione dell'incarico. Ho sempre condiviso l'idea di chiamare una qualificata figura di studioso di estrazione non mantovana a collaborare in modo continuativo con le istanze ed i fermenti culturali che in città tentano di consolidarsi. Non a caso il comitato promotore per il Centro Studi Leon Battista Alberti chiamò a guidare il proprio comitato scientifico il professor Alberto Tenenti, Directeur d'Etudes all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e con trascorsi alla Normale di Pisa. A lui va il merito di gran parte della notorietà e dell'apprezzamento internazionale che nel tempo ha ottenuto la Fondazione che ne seguì. Il confronto con l'esterno, anche se duro, impegnativo, arricchisce sempre molto di più degli equilibrismi interni. Ecco ora la lucida esemplare analisi della situazione culturale mantovana fatta da Settis con occhio esterno, che, come ha osservato sulla Gazzetta di domenica scorsa il direttore Grazioli, "in quelle pagine ha scritto meglio di chiunque altro" cosa "Mantova è oggi" e "perché lo è: le leggessero i nostri studenti delle scuole superiori capirebbero dove vivono". Sulla parte propositiva del Piano Settis farei invece una pausa di riflessione perché, come l'esposizione fatta dal professore il 23 gennaio non poteva contenere tutto quanto riportato nel "Progetto per Mantova", così quanto scritto non può contenere tutto il pensiero di Settis ed i percorsi che si possono aprire. Inoltre, le competenze amministrative non possono essere delegate e l'ingegneria del diritto amministrativo può solo riordinare ciò che le forze presenti sul territorio (economiche, culturali, ecc.) riescono a coagulare. Poiché, come successore di monsignor Ciro Ferrari alla guida della Fondazione d'Arco (ente indipendente ed autonomo dalle scelte comunali), mi è stato chiesto un parere, mi parrebbe necessaria proprio questa pausa di riflessione - proposta peraltro formulata dallo stesso Settis come confronto e dibattito - distinguendo due fasi: quella dell'analisi storicizzata, su cui si dovrebbe trovare una facile convergenza, e quella propositiva che è indubbiamente sperimentale: gli esperimenti si fanno sempre per gradi, in un laboratorio possibilmente pulito (ovvero scevro da polemiche precostituite) e con persone che intendono collaborare. Sta quindi a noi mantovani avere la forza, l'intelligenza, la volontà di adattare in parte le nuoye proposte alla nostra realtà ed in parte di adattare noi alle nuove proposte. Senza baratti sottobanco. Sciupare la possibilità di un confronto di alto profilo equivale a perdere un'occasione difficilmente ripetibile. Livio Volpi Ghirardini presidente della Fondazione d'Arco
MANTOVA. Piano Settis. II confronto con l'esterno arricchisce
Il presidente della Fondazione d'Arco, Livio Volpi Ghirardini, scrive un articolo in cui esprime la sua opinione sul piano culturale di Mantova proposto dal professor Settis. Ghirardini sostiene che il piano è stato bene accolto e che Settis ha fatto un lavoro di alta qualità. Tuttavia, Ghirardini critica la mancanza di riflessione e di dibattito sulla parte propositiva del piano, che non può essere delegata alle competenze amministrative. Ghirardini propone una pausa di riflessione per distinguere tra l'analisi storica e la fase propositiva del piano, e per adattare le proposte di Settis alla realtà mantovana.
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