Cultura Ricerca Sul finire del IV secolo, gli imperatori Valentiniano, Valente, Graziano, Arcadio e Onorio promulgarono editti per assicurare esenzioni e rimborsi, fino a un terzo delle tasse dovute, per quelle città che avessero messo mano alla conservazione degli edifici pubblici e, in particolare, di fortificazioni e terme. Eppure oggi, a leggere le cronache, soprattutto quelle di casa nostra, se ne sentono di tutti i colori sul patrimonio culturale. Sfigurato, svenduto, scempiato. Ma, soprattutto, mal tutelato. Su questo tema si sofferma Roberto Cecchi nel suo "I beni culturali", edito da Spirali. Il suo volume traccia un'analisi della situazione italiana per "capire che cos'è successo". In appendice il testo propone documenti preziosi, praticamente inediti o introvabili: La relazione della Commissione d'indagine (documenti della Commissione Franceschini, 1967); la Carta del Restauro del 1972 integrata con quella del 1965; la Convenzione Europea del Paesaggio del 2000. Roberto Cecchi, fiorentino, è architetto. Ha lavorato nella Soprintendenza a Milano, poi è stato Soprintendente della Calabria e Soprintendente di Venezia. Attualmente è direttore generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E' componente del gruppo di lavoro sino-italiano per il progetto di cooperazione culturale per la conservazione del Padiglione Taihe nella Città Proibita ei Pechino. Collabora al progetto di restauro della città di Bam-Iran, distrutta dal sisma del 26 dicembre 2003. Autore di numerose pubblicazioni, fa parte del consiglio scientifico della rivista "Arkos. Scienza e restauro". E' direttore responsabile di "Scienza e beni culturali". Roberto Cecchi I beni culturali Spirali edizioni Pagine 250 Euro 18,00