Presente il bollino di denominazione di origine controllata che c'è sulle bottiglie di Brunello di Montalcino? Oppure il gallo nero che accompagna il Chianti classico? O ancora il bollino Dop che contraddistingue le mozzarelle di vera bufala e i nostri beni culturali gastronomici? Ecco, da oggi c'è pure il marchio di qualità (...) per le case, il bollino che verrà assegnato alle belle costruzioni. Intendiamoci, ovviamente, il bollino è metaforico. Non è che da domani sulle facciate delle abitazioni viene appiccicato un bollino con la scritta «Questa casa è bella», né che - conseguentemente - i poliziotti di quartiere girano attorno ai palazzi sprovvisti di opportuna certificazione per segnalare ai passanti che quelle costruzioni sono una chiavica. Il «bollino di qualità al bello» - per usare l'espressione immaginifica del ministro per i Beni e le Attività culturali Giuliano Urbani - in termini tecnici si chiama «Disegno di legge recante legge quadro sulla qualità architettonica» ed è un progetto deliberato ieri dal Consiglio dei ministri che passerà ora alla Conferenza unificata per poi approdare in Parlamento e, infine, si spera, nelle città italiane. L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di «promuovere la nascita e il consolidamento di una cultura della qualità architettonica e urbanistica, una nozione sino a oggi sconosciuta nell'ordinamento, e richiama l'attenzione sociale e dei livelli di governo del territorio ai fini del raggiungimento di standard di progettazione quanto più elevati possibile». L'idea di Urbani - che parte dalle premesse del secondo comma dell'articolo 9 della Costituzione («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione») - nasce dalla consapevolezza dei crimini architettonici perpetuati in Italia soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, spesso al di là delle utopie di chi li aveva progettati. E si propone una rivoluzione copernicana del concetto di casa, in modo da dimenticare Zen e i suoi fratelli: «Per consentire un inserimento il più possibile armonico dell'opera costruita nell'ambiente circostante, il cui valore paesaggistico è stato spesso compromesso da interventi architettonici e urbanistici non sufficientemente ponderati, il disegno di legge individua principi fondamentali a cui attenersi e strumenti capaci di incrementare la qualità architettonica». Enunciato bello, bellissimo, come le case che si vogliono costruire. Ma in concreto cosa bisogna fare per meritarsi il bollino? «Concorsi di idee che favoriscano anche l'ingresso di giovani architetti ed iniziative di alta formazione con il coinvolgimento degli ordini professionali, ma anche valorizzazione dell'arte e dell'architettura contemporanee». Ma non basta: viene introdotto addirittura un «Piano per la qualità delle costruzioni pubbliche», che suona un po' dirigista e fa anche un po' paura. Ma, tranquilli, non morde: si tratta, molto più semplicemente, di una previsione triennale che individua le linee di intervento per il conseguimento degli obiettivi definiti dal disegno di legge. Praticamente, una specie di superpiano regolatore dedicato alla bellezza. All'uscita dal Consiglio dei ministri, Urbani - che nella vita era abituato a costruire sistemi elettorali e architetture politologiche sembra già un architetto tout court e illustra nel dettaglio i provvedimenti: «Siamo il Bel Paese ma negli ultimi trenta-quarant'anni abbiamo fatto molto per deturpare i nostri centri storici, costruendo cose mostruosa mente brutte». E, proprio a partire da questa considerazione, il ministro si dà un doppio incarico innalzare il livello qualitativo delle nuove zone e tutelare quelle vecchie, senza escludere l'ipotesi di demolizioni: «Se demoliamo le cose brutte costruite cinquant'anni fa, facciamo solo cosa buona». Dice proprio così Urbani, infervoratissimo nella sua lotta: «Non tollereremo più il brutto». A un certo punto, passano lì vicino Carlo Giovanardi, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, che non sono propriamente degli adoni, e un brivido corre loro lungo la schiena. Il timore è quello dell'apertura di un nuovo capitolo dell'infinita verifica. Ma è solo un falso allarme: il lodo Urbani si riferisce alle case. Ed esclude i ministri.
Un bollino doc per costruire case più belle
Il governo italiano ha presentato un disegno di legge per promuovere la qualità architettonica e urbanistica, con l'obiettivo di migliorare la bellezza delle case e dei centri storici. Il progetto, presentato dal ministro Giuliano Urbani, prevede la creazione di un piano per la qualità delle costruzioni pubbliche e la valorizzazione dell'arte e dell'architettura contemporanee. Il governo si propone di eliminare le "cose brutte" costruite negli anni Settanta e Ottanta e di tutelare le zone storiche. Il progetto è stato accolto con entusiasmo da Urbani, che ha affermato che "non tollereremo più il brutto". Il disegno di legge passerà alla Conferenza unificata e poi al Parlamento.
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