La sua incoronazione risale ormai a otto mesi fa, ma non ha neppure cominciate a regnare. Era il 31 maggio 2006 quando il professor Salvatore Settis, archeologo di fama internazionale e direttore della Scuola Normale di Pisa, fu designato da Francesco Rutelli a presiedere il Consiglio Superiore dei Beni culturali: « Un importanti organoaveva detto il vicepremierche è chiamato a esprimere pareri sugli atti principali del ministero». Da allora, quante volte credete si sia riunito il Consiglio? Neanche una. E il presidente sta ancora aspettando la consacrazione. Finalmente mercoledì scorso sulle Gazzetta ufficiale è comparso, con la firma di Giorgio Napolitano, il sospirato decreto che ridisegna struttura e funzioni del Consiglio. Il suo effetto immediato è però che Settis deve scendere da un trono su cui non si è mai seduto, per essere rinominato a capo del nuovo Consiglio. Sembra il ritornello di una canzone di Elio e le Storie tese: «Consiglio sì, Consiglio no, Consiglio fantasma». Non è solo questione di poltrone. Questo consesso di saggi, istituito un secolo fa, avrebbe il compito di pungolare l'amministrazione. Se non lo si mette in grado di funzionare, i burocrati restano padroni della scena. E intanto i Soprintendenti, quei prefetti dell'arte che con tutti i loro limiti sono così preziosi per la tutela del nostro immenso e fragile patrimonio, annaspano in una penuria di mezzi sconfortante. Così per esempio Carla Enrica Spantigati, soprintendente a Torino, svolge funzioni di «reggente» a Milano, e come se non bastasse deve anche triangolare con Venaria Reale. A Pietro Giovanni Guzzo, oltre che su Pompei, tocca vigilare sulla Calabria, come al tempo dei Borboni. Mentre Marina Sapelli Ragni, che bada alle aree archeologiche del Piemonte, ricopre ad interini lo stesso incarico in Liguria. Peggio ancora sta la sua collega toscana Fulvia Lo Schiavo, costretta a fare la spola col Friuli. Più che Soprintendenti, dovremmo chiamarli Plurintendenti. Forse al ministero immaginano che abbiano il dono dell'ubiquità come Padre Pio, o i superpoteri come gli eroi dei fumetti. O forse, nell'ottica dei tagli alla spesa, hanno pensato di fargli soprintendere, già che ci sono, ai guardrail delle autostrade e alle carrozze di Trenitalia. L'avvento di Francesco Rutelli, numero due del Governo, alla guida del Collegio romano era stato salutato come una svolta, e per molti versi le aspettative non sono andate deluse. Il suo impegno in difesa dell'arte e del paesaggio è fuori discussione. È stato lui a bloccare la speculazione a Monticchiello e a inserire nella finanziaria una norma che prevede quaranta concorsi per dirigenti dei Beni Culturali, anche se riservati ai dipendenti dell'amministrazione. Ed è per impulso di Rutelli che venerdì il Consiglio dei Ministri ha varato il tanto atteso Centro per il Libro e la Lettura. Ma quel museo diffuso che è l'Italia ha bisogno di rinforzi, energie fresche e aiuti concreti. I Plurintendenti non possono continuare a piroettare in lungo e in largo come Superman.