MILANO «Per quel che mi riguarda, rosso è, e rosso resta». Gae Aulenti non ha intenzione di cambiare il colore della facciata del suo Istituto italiano di cultura a Tokio, anche se a chiederglielo fosse un amante del rosso: il ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Il contenzioso sul colore della discordia (per altro prevalente anche nei templi di Nikko, tra i più antichi del Giappone) ha fatto irruzione ieri al «Japan Press Club». «Il rosso della facciata è grottesco», ha tuonato Tsuneo Watanabe. Il ministro ha difeso l'intervento, lasciando però aperta una possibilità di un cambiamento: l'unica via per risolvere il contenzioso è quella di «trovare una soluzione concordata con l'autrice nel rispetto del diritto d'autore». La Aulenti, da Milano, replica: «Sono andata in ottobre a Tokio una settimana. E' solo una opinione di Watanabe, che è un potente editore e quindi è riuscito a raccogliere firme per sostenere la sua idea. L'edificio ha ricevuto premi dagli architetti e dai designer giapponesi e il colore rosso non ha implicazioni di carattere religioso. Ho incontrato Watanabe all'ambasciata italiana; lui parla di riflessi sgradevoli e mi ha chiesto di considerare anche una legge sul paesaggio urbano, che però è entrata in vigore dopo la realizzazione dell'edificio». Ma se la chiamasse D'Alema chiedendole di cambiare colore? «Io ho proposto anche di aggiungere delle piante verdi ai diversi piani per ammortizzare l'impatto del rosso, ma la ditta costruttrice non ha accettato». Pertanto? «D'Alema ha risposto perfettamente a Watanabe. Ma il colore io non lo cambio. Il rosso lacca è stato scelto apposta per il Giappone. E poi chi pagherebbe l'intervento?».