MILANO. Parte a ostacoli la deregulation per i circa 20mila addetti, tra guide e accompagnatori turistici (al 90 laureati), che potranno esercitare l'attività saltando la barriera delle autorizzazioni e senza i vincoli di residenza e quote. Resta l'obbligo di attestare i requisiti professionali previsti dalle leggi regionali (maggiore età, titolo di studio, godimento dei diritti civili). Entro tre mesi dall'entrata in vigore delle nuove norme, Regioni ed Enti locali dovrebbero adeguarsi, ma la categoria dà già battaglia. «Il decreto legge Bersani avrà un impatto disastroso perché confonde i ruoli e porterà svantaggi ai turisti, che non potranno verificare l'idoneità dei professionisti». Così si esprime Marcella Bagnasco, presidente dell'associazione nazionale guide turistiche. «Bisogna distinguere il ruolo dell'accompagnatore da quello della guida». Secondo l'associazione non c'è mai stato un numero chiuso, quindi il problema di liberalizzare la professione non si pone. «Il decreto Bersani commenta Pietro Nelsiade, socio dell'azienda Gea Guide Turistiche di Pompei è contrario alle disposizioni europee che per l'accesso alle professioni prevedono, dopo il titolo di studio, il tirocinio e l'esame di abilitazione». «Questo decreto spiega Oriana Segalla, presidente Algat (Associazione lombarda guide e accompagnatori turistici) esprime evidenti incongruenze e servirà soltanto a creare una grande confusione dalla quale trarranno vantaggio incompetenti, stranieri ed extracomunitari, tra cui cinesi e russi, per i quali a nostro avviso è stata ideata questa liberalizzazione». Le contromosse sono già state avviate: «Chiediamo il ritiro della norma dichiara Bagnasco e la stesura di linee guida sulla professione previste dalla legge 1352001. La traccia in corso di elaborazione fa riferimento ai seguenti requisiti: definizione della professione, laurea, esame di abilitazione, recepimento delle direttive Ue per la prestazione di servizi, concessa a condizione che il professionista sia stabilito nello Stato membro in cui esercita l'attività e che si trasferisca solo occasionalmente e l'istituzione di presidi di guide autorizzate presso monumenti e musei». Michele Serra, presidente Mistral, tour operator con un ufficio incoming a Mestre e uno di rappresentanza a Pechino che vende Italia e Europa ai cinesi, ribatte: «Abbiamo sempre avuto grossi problemi a reperire guide per i nostri gruppi di cinesi. In Italia non esistono guide in lingua cinese e lo stesso vale per il giapponese. Questo fatto ci ha costretto spesso a dover pagare una guida in altre lingue che, salita sul puliman, si sedeva in fondo e lasciava lavorare il tour leader. A questo punto, vista l'incapacità dell'ente preposto a fornire figure professionali utili, ben venga la liberalizzazione».