CRESPI D'ADDA (Bergamo) Il lavatoio storico, costruito a fine Ottocento a lato della chiesa, vicino al dopolavoro, per venire incontro alle esigenze delle lavandaie che così non erano costrette ad andare sino al fiume per lavare i panni, è diventato il simbolo del degrado di Crespi. Costruito in mattoni a vista, con archi e decorazioni geometriche, è da tempo pericolante. Sul tetto in pezzi crescono le erbacce, le vasche sono piene di detriti e di escrementi dei piccioni, i mattoni coperti da muschio. E la struttura in legno del tetto sta cedendo. Il punto è che il lavatoio è di proprietà di un'immobiliarista bergamasco che lo ebbe come «regalo» nell'ambito della contrattazione che lo portò, negli Anni Settanta, ad acquistare molti terreni di Crespi. Un investimento che sino ad oggi non ha mai dato frutti perché qui non si può costruire nulla e i vincoli di destinazione sono ferrei. L'ìmprenditore ha fatto capire che se qualcuno si accollasse l'onere dei lavori, lui ovviamente non si opporrebbe al restauro. Ancora una volta il lavatoio potrebbe quindi essere «merce di scambio». Intanto l'Associazione culturale Villaggio Crespi ha già raccolto decine di firme sotto una petizione che sarà inviata al ministro dei beni culturali Rutelli per chiedere un ìntervento urgente.