Non basta il ritorno delle opere trafugate. Fiorente il commercio artistico La Venere di Morgantina e l'atleta di Fano, opere trafugate dall'Italia e conservate presso il museo Getty di Los Angeles, sono oggetto di contenzioso. Ambedue vendute da mercanti ricettatori ed acquistate dal magnate americano, sono servite ad arricchire la vasta raccolta di reperti antichi e ad impreziosire il museo di Malibù, pertanto la direzione non intende cederle. Il nostro Paese, tramite il ministro per i Beni Culturali, le richiede a gran voce dimostrandone la proprietà con dati incontrovertibili che sono per la prima il tufo calcareo d'origine siciliana in cui è stata scolpita, mentre per il secondo lo specchio di mare del ritrovamento al largo di Fano, città delle Marche. La notizia della mancata restituzione non ha colpito più di tanto l'opinione pubblica, spesso insensibile ed abituata a vedere saccheggiato il territorio sin da tempi remoti. Le varie conquiste dei dominatori stranieri che si sono susseguite hanno prodotto sempre devastazioni e saccheggi. Non è un caso che ancora oggi si trovino sculture del Partenone ateniese nei musei inglesi, i tesori della città di Troia in Russia e opere d'arte prodotte in Italia sparse in gran numero in tutto il mondo. Attualmente, poi, incessante è l'opera dei nuovi vandali, tombaroli e ricercatori improvvisati che per lucro vanno alla scoperta di oggetti soprattutto in prossimità di quei luoghi che sono stati centri fiorenti dell'antichità o in quei tratti di mare interessati da rotte commerciali. A volte è sufficiente munirsi di qualche arnese per scavare e trovare a pochi metri, nel sottosuolo, vasi di creta, anfore, suppellettili, monili; è possibile individuare delle navi greche o romane, affondate a causa delle intemperie e poter prelevare i loro preziosi carichi. Spesso in maniera puramente casuale, sono state rinvenute opere d'arte di valore inestimabile come i bronzi di Riace, statue costruite quasi certamente in Grecia e destinate ad abbellire qualche villa patrizia della Magna Grecia. Ormai è risaputo che il nostro Paese, il quale detiene il 70 delle opere d'arte del mondo intero, possiede sotto terra ancora tantissimi reperti archeologici che vengono continuamente alla luce ogni qualvolta si scavano fondamenta per palazzi o per costruire ponti e metropolitane e che il Ministero non sempre è in grado di portare in superficie, catalogare e conservare per mancanza di fondi. È sotto gli occhi di tutti il precario stato di conservazione dei più importanti siti archeologici, nonché la cronica mancanza di fondi da parte della Pubblica Amministrazione anche soltanto per mantenerli. Per non parlare di tutti quei beni artistici, magari unici, di cui non si conosce neanche l'esistenza, ma non per questo dovrebbero essere considerati meno importanti. La valorizzazione del nostro patrimonio non può realizzarsi solo attraverso la rivendicazione e la restituzione di tutte le opere che si trovano ancora fuori dei nostri confini e che comunque è bene che rientrino, ma deve passare attraverso la sensibilizzazione di tutti gli italiani e in particolare dei giovani che hanno l'obbligo di prendere coscienza che ciò che ha fatto parte della nostra storia e della nostra cultura rischia di scomparire a causa della trascuratezza e del disinteressamento.