(f.r.) È pressoché impossibile fare un censimento dei reperti spoliati ad Agrigento. Pietro Griffo, l'ex soprintendente scomparso di recente, in una delle guide al museo archeologico regionale ricorda la collezione Panitteri venduta nel 1824 al re Luigi I di Baviera che li sistemò nel suo museo a Monaco di Baviera. Di essi - 47 pezzi, 12 dei quali andati distrutti con i bombardamenti della Seconda guerra mondiale - Griffo ricorda un lékythos con Ulisse nascosto sotto il ventre di un ariete, cui è legato, per uscire dall'antro di Polifemo (primi decenni del V sec. a. C. e attribuito al Pittore di Atena), un cratere a volute con Eracle e i Cercopi del Pittore di Geras (al 480 - 490 a. C probabilmente del Pittore di Argos), un Deinos con Artemide tra Apollo e altro personaggio maschile appoggiato a un bastone (480 - 450 a. C del pittore di Pan) e uno psyktér con Aleo e Saffo (Primi decenni del V sec. a. C. e attribuito al Pittore di Brygos). Anche al British Museum di Londra ci sono vasi di provenienza agrigentina come il deinos con una scena complessa di combattimento (Amazzonomachia) che avvolge il vaso in tutto il suo giro (fine del V secolo a.C.). Vasi trovati negli scavi agrigentini - e spoliati presumibilmente in epoca napoleonica - sono conservati anche al Louvre di Parigi. Di questi il Griffo ne ricorda due: un cratere a colonnette con suonatore di doppio flauto tra due uomini barbuti ed ammantati che si appoggiano a bastoni ed un altro cratere a colonnette con quattro satiri barbuti che danzano e dove uno di essi suona il flauto.