Un bacino portuale a sud dell'antica Pompei, le straordinarie case del III secolo a. C che testimoniano la vita della città arcaica, le nuove ricerche a Ercolano e Poggiomarino dove è affiorata una "Venezia" di 3500 anni fa: delle scoperte archeologiche dell'area vesuviana effettuate negli ultimi tre anni si parla al convegno internazionale organizzato dalla Soprintendenza archeologica di Pompei a Roma, in corso fino a domani. Tra le scoperte di particolare interesse, sarà illustrato oggi il "Progetto Regio VI", che ha portato alla luce un insediamento abitativo ben conservato del III secolo a.C. con pitture tra le più antiche ritrovate in Italia e tracce di mura e fondamenta arcaiche, databili al VI secolo a.C. Lo studio coordinato da Filippo Pesando dell'Istituto Universitario l'Orientale di Napoli dimostra come la città romana si andò via via formando con l'occupazione dei terreni in epoca medio ellenistica e conferma che Pompei era un grande centro anche in epoca arcaica, quando era sotto l'influenza degli etruschi. I ritrovamenti, come quelli dell'inedita casa del Granduca Michele, (ben visibili i tre livelli di pavimentazione degli edifici portati alla luce, in coccio pesto mosaicato) costituiscono quindi un quadro del tutto inedito della città nel periodo compreso tra le guerre sannitiche e le guerre puniche, rinnovando completamente le conoscenze su una fase storica, finora assai poco documentata.