Un altro importante ritrovamento archeologico è stato fatto nel cantiere della nuova arteria di collegamento tra Marano e Villaricca. Nel territorio di Calvizzano, le ruspe della ditta che sta costruendo la nuova strada, hanno impattato su alcuni resti antichi. Immediatamente è stata chiamata la Soprintendenza, che ha disposto il blocco dei lavori e l'affidamento ad una impresa specializzata di una serie di rilievi. Dai primi sopralluoghi pare che i resti rinvenuti siano relativi alle pareti di contenimento di una antica strada romana. La zona, del resto, ha già portato alla luce resti importanti. Nel novembre del 2004, nel corso dei lavori di un'altra opera pubblica, furono scoperti resti del periodo classico. Sempre in quella zona, nel 1986, furono trovati i resti della chiesa di San Giacomo Maggiore, con annessa una necropoli con reperti del primo secolo. a.m. Marano. Ventuno metri di profondità, un metro di diametro nel foro di apertura e sul fondo una ragnatela di cunicoli che si perde nel sottosuolo del centro storico. Importante rinvenimento archeologico a Marano, nella centrale piazza Plebiscito, tra la zona della Parrocchia e il cuore antico della città. Gli operai di una ditta edile, mentre lavoravano per conto del Comune alla ristrutturazione della piazza e all'allestimento del nuovo arredo urbano, hanno visto aprirsi sotto i loro piedi una cavità. Sembrava una voragine qualunque, una di quelle che generalmente si formano quando si scava in zone che hanno un sottosuolo particolare. Ma è bastato affacciarsi sull'orlo del foro per capire che non era così. La cavità che si è aperta al centro di piazza Plebiscito, infatti, è molto profonda, presenta alla base una quantità di detriti ed è intrecciata a una rete di altri cunicoli. Gli operai hanno immediatamente allertato l'ufficio tecnico del Comune. Un primo sopralluogo all'interno della cavità è stato fatto con una telecamera calata fino ai ventuno metri. Le immagini hanno consentito di vedere sulle pareti del cunicolo, nella parte bassa, una serie di fori d'apertura di altre cavità e sul fondo una vera e propria ragnatela di nuovi ingressi. L'ipotesi è che quel punto sia lo snodo di un'antica rete di collegamenti sotterranei che collega tra loro vari punti della città. La settimana scorsa, infatti, a via Che Guevara, a circa un chilometro dal luogo del ritrovamento, si è aperta un'altra cavità, meno profonda (una decina di metri) e anch'essa collegata con una serie di cunicoli. L'amministrazione comunale ha disposto una indagine speleologica. La prossima settimana un gruppo di speleologi, specializzati in ricerche archeologiche, con la supervisione della Soprintendenza, si calerà nel cunicolo e lo esplorerà per risalire all'origine dello scavo originario. Le altre verifiche riguarderanno la natura dei detriti intravisti sul fondo e la rete di percorsi che si aprono sulle pareti. Gli speleologi percorreranno i tunnel e avranno così la possibilità di verificare i loro itinerari. Potrebbe uscire una suggestiva mappa della città sotterranea lungo l'asse della collina dei Camaldoli e della parte antica di Marano. «Noi accogliamo con grande attenzione - dice il sindaco Salvatore Perrotta - tutto quello che ci ricongiunge alla nostra storia. Questo ritrovamento ci coglie di sorpresa perché arriva nel corso dei lavori di una opera pubblica. Il cantiere proseguirà la sua attività ma la zona del cunicolo sarà protetta e messa a disposizione degli esperti. Interessa a tutti noi capire che cosa significa questo rinvenimento e verificare che cosa ci dirà della storia della città». Sull'individuazione dell'origine storica del ritrovamento, al momento, le ipotesi a cui lavorano il Comune e la Soprintendenza sono diverse. L'intera piazza risale alla fine dell'Ottocento ed è probabile che quello scavo sia stato fatto in quell'epoca, per ospitare un piccolo pozzo per l'estrazione dell'acqua. Ma la profondità del cunicolo è tale che gli esperti sono convinti di una pre-esistenza; è probabile che il cunicolo sia stato scavato nel periodo in cui sono state edificate la vicina parrocchia di San Castrese e il Convento dei frati francescani, intorno al 1600.