Dopo qualche settimana di pausa il direttore del Getty Museum di Los Angeles, Michael Brand riapre, con un articolo sul «Wall Street Journal Europe» il dialogo a distanza con l'Italia. E mentre torna a ribadire il suo no alla restituzione del Bronzo di Lisippo, annuncia che il museo è deciso a «restituire comunque» i 26 pezzi concordati nell'ottobre del 2006. Ma chiede che «le preoccupazioni di natura politica non oscurino la comune responsabilità culturale di offrire pubblico accesso al patrimonio del mondo». Nell'articolo, Brand riassume per l'ennesima volta la sua versione dei fatti. Ribadisce che con l'Italia, nell'ottobre del 2006, era stato siglato un accordo, «sconfessato» poi a novembre. E sottolinea che nell'ultimo incontro a Roma gli è stato formalmente detto dal Ministro dei Beni Culturali che «il clima politico in Italia precludeva un qualunque accordo senza il trasferimento del Bronzo Getty. Quella richiesta non ha lasciato spazio ad ulteriori discussioni sulle altre questioni ancora aperte». Brand punta quindi il dito sulla difficoltà delle trattative con i colleghi italiani, «vista la loro richiesta di 52 oggetti ed il fatto che la nostra ex responsabile per gli acquisti, Marion True, è tuttora impegnata in un procedimento legale a Roma, presumibilmente nel tentativo di ottenere maggior influenza nei confronti del Getty e di altri musei».
Getty a Rutelli L'ultimatum è dannoso
Il direttore del Getty Museum di Los Angeles, Michael Brand, ha riaperto il dialogo con l'Italia sulla restituzione del Bronzo di Lisippo. Ha ribadito il suo no alla restituzione del bronzo, ma ha annunciato che il museo è deciso a restituire comunque i 26 pezzi concordati nell'ottobre del 2006. Brand ha chiesto che le preoccupazioni politiche non oscurino la comune responsabilità culturale di offrire pubblico accesso al patrimonio del mondo. Ha sottolineato che l'accordo con l'Italia nel 2006 è stato sconfessato e che la richiesta di trasferimento del Bronzo Getty non ha lasciato spazio ad ulteriori discussioni.
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