Non è più un lamento sommesso quello che i comitati tecnico scientifici di Via del Collegio romano esprimono per il riordino dei Beni culturali, portato avanti a passo di carica dal ministro Francesco Rutelli e dal segretario generale Giuseppe Proietti. Ora professori e tecnici dei comitati scientifici del dicastero escono allo scoperto e scrivono una lettera di dura protesta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il riferimento della protesta è agli articoli del nuovo regolamento interno al ministero relativi alla composizione e alle funzioni del Consiglio superiore dei Comitati tecnico scientifici «che verrebberro trasformati», si legge nella lettera, «in organi di prevalente natura politica piuttosto che tecnico scientifica. L'ulteriore diminuzione da 5 a 4 dei membri di ciascuno dei comitati scientifici originariamente composti da 8 membri comporta», prosegue l'appello, «un'allarmante perdita di rappresentanza democratica sia del personale tecnico scientifico del ministero sia dei docenti universitari, mentre la diretta nomina ministeriale di due esperti (di cui uno presidente con valenza di voto) vanifica del tutto l'indipendenza ditali organi». La lettera firmata tra gli altri dall'Associazione Italiana Biblioteche, dall'Associazione Archivistica Italiana, da quella degli Storici dell'arte, dalla Consulta nazionale per l'Archeologia classica e da quella Universitaria per la Storia dell'Arte prefigura, con il riordino del ministero voluto da Rutelli, anche «la fine del confronto dialettico tra posizioni intorno alle delicate questioni della tutela del patrimonio culturale che a norma di legge devono essere sottoposte all'esame di questi organi». Nella lettera inviata a Napolitano viene anche dichiarata «l'impossibilità, da parte dei tecnici del ministero e dei docenti universitari, di assicurare il libero giudizio nelle scelte della tutela per il patrimonio culturale». Accuse gravi, che tecnici e professori dei Beni culturali affidano al presidente della Repubblica «memori dei Suoi alti richiami alla concertazione fra le componenti politiche e quelle sociali».