BADIA, in vendita ottomila metri quadri. Nei giorni scorsi il sindaco Gheri è tornato nuovamente all'interno della parte privata dell'abbazia millenaria, per un ulteriore sopralluogo. Una 'passeggiata' tra i quattromila metri quadri della zona monumentale e tra lo spazio analogo delle residenze. E soprattutto una valutazione su quello che potrebbe essere l'importo per fàr partire la trattativa in vista di un possibile acquisto. La sensazione è che il prezzo di partenza potrebbe essere intorno agli otto milioni di euro, mille euro a metro quadro. Anche se sarà una trattativa riservatissima, e non è detto che poi alla fine dei salmi la proprietà non sia disposta a vendere a meno. «Gli spazi sono bellissimi - ha detto Simone Gheri - non avevo mai avuto l'opportunità di visitare completamente il complesso. A giorni rimetteremo in moto il tavolo istituzionale, per capire quali siano le reali volontà di acquisto, e soprattutto ragionare di funzioni». Certo, è arrivato il momento di chiudere. È ARRiVATA L'ORA di muovere i grossi calibri: in primis il ministro Rutelli, più volte invocato ma mai veramente presente sulla partita. Servono gli uomini di buona volontà: il presidente della Provincia in primis, che ha un canale preferenziale (di partito e di corrente) proprio con il ministro, ma anche i capi delle fondazioni bancarie. Il progetto è ambizioso: restituire alla collettività un monumento unico nel suo genere: un'abbazia cistercense arrivata più o meno intatta fino ai nostri giorni. In Spagna e Portogallo, per molto meno, o per simulacri vuoti, si muove lo stato, che recupera gli antichi monasteri dei templari facendone attrazioni per il turismo culturale. Nel nostro paese si deve attendere il degrado, si lascia una battaglia così delicata per anni nelle mani di un parroco, don Carlo Maurizi, che ristruttura completamente la parte pubblica e permette di intuire quello che sarebbe il complesso di nuovo unito. L'abbazia prima cluniacense, poi gestita dai monaci cistercensi arrivati da San Gaigano, è rimasta pressoché intatta (violata solo dalle cannonate dei tedeschi che hanno demolito il campanile e la torre del colombaione). Agli inizi del 1300 la reputazione dei frati di Settimo era tanto solida che la Repubblica fiorentina accordò loro protezione. Nel 1308, un incarico di grande prestigio venne assegnato ai conversi della Badia: la custodia del sigillo della Repubblica, ossia il segno che rappresentava giuridicamente, in tutte le sue manifestazioni di volontà, l'autorità dello Stato. I monaci divennero i pagatori delle maestranze durante la costruzione del Palazzo della Signoria, delle mura a Porta San Gallo e a Sant'Ambrogio. DOPO ANNI di disartenzioni da parte delle precedenti amministrazioni, dopo una battaglia contro il pregiudizio, contro lo stereotipo del prete nel 'covo bolscevico', il sindaco Gheri ha avviato la stagione del dialogo con il priore della Badia e sta riuscendo almeno a muovere le istituzioni su un tema mai aflontato prima: la restituzione di un bene prezioso per la storia di Scandicci alla collettività. Rivoluzionario
BADIA A SETTIMO LA NOVITA' In vendita 8mila metri quadri di abbazia
Il sindaco di Badia, Gheri, ha iniziato una trattativa per la vendita dell'abbazia millenaria, che comprende 10.000 metri quadri di spazio. Il prezzo di partenza potrebbe essere intorno agli 8 milioni di euro, a 1.000 euro a metro quadro. La trattativa sarà riservata e potrebbe coinvolgere il ministro Rutelli e altri uomini di buona volontà. L'abbazia è un monumento unico e importante per la storia di Scandicci, e il sindaco Gheri sta cercando di raggiungere un accordo con il priore della Badia e le istituzioni locali. La trattativa è ambiziosa e potrebbe portare alla restituzione dell'abbazia alla collettività.
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