In un convegno a Palazzo Pompei illustrati i nuovi scenari nella catalogazione di questi beni col ruolo di Regioni e Musei Luci sul patrimonio naturalistico L'obiettivo è la condivisione di una banca dati omogenea in grado di mostrare il complesso degli oggetti naturali di cui dispone il Veneto Catalogare, collezione dopo collezione, secondo standard rigidi e condivisi, il ricco patrimonio di beni naturalistici di cui dispone il territorio veronese. Analizzare, pezzo dopo pezzo, i singoli oggetti che compongono ogni raccolta, immagazzinando migliaia di dati utili e interessanti. Può sembrare un'impresa da titani, ed in effetti agli esordi il progetto presentava alcuni nodi, tuttavia un efficiente standard di catalogazione è già stato ideato, e si stima che il 25 percento delle collezioni conservate all'interno del Museo civico di Storia naturale sia stato inventariato e l'intera banca dati informatizzata e disponibile on-line. I risultati ottenuti e quelli previsti per i prossimi anni, dal progetto che ha preso il via nel '99 promosso dalla Regione Veneto in collaborazione con le realtà museali territoriali, sono stati presentati in un convegno ospitato nella sala conferenze del Museo di lungadige Porta Vittoria. Nel panorama nazionale, la nostra regione occupa un posto di riguardo grazie ai risultati raggiunti nella realizzazione dello standard condiviso e Verona, in particolare, è stata scelta come sede per l'importante convegno sui "nuovi scenari nella catalogazione dei beni culturali naturalistici. Il ruolo delle Regioni e dei Musei"; un'intera giornata di discussione e dibattito accademico che ha riunito esperti, professori, ricercatori e i responsabili per la cultura di numerose amministrazioni regionali. Dei 48 musei veneti che conservano beni naturalistici, che il Codice Urbani del 2004 ha riconosciuto beni culturali a tutti gli effetti, 17 hanno già iniziato l'opera di catalogazione. Tra questi anche i maggiori centri di conservazione dei patrimoni naturalistici veneti quali, oltre al Museo veronese, quelli di Venezia, Vicenza e Montebelluna, in provincia di Treviso. I musei territoriali di Bolca, Malcesine, Fumane, Roncà, che conservano collezioni più omogenee e meno diversificate, quindi più facilmente catalogabili, hanno già ultimato il processo. L'obiettivo principale, che necessita ancora di qualche tempo per essere ultimato ma che è ormai ideato nel dettaglio e ben avviato è la condivisione di una banca dati omogenea in grado di mostrare l'intero patrimonio naturalistico veneto. "Fondamentale è stata la convenzione firmata con la Regione, che ha permesso di consolidare il tavolo di lavoro e ideare in concerto con le altre realtà, un modello di scheda condiviso per inventariare le collezioni e la relativa elaborazione informatica. Questa fase del progetto si è rivelata la più complessa poiché è stato necessario essere il più possibile esaustivi e precisi", ha spiegato Alessandra Aspes, direttrice del Museo di Storia naturale. Le schede e tutti i dati in essa contenuti sono on-line, salvati in documenti che utilizzano un server particolare ed iperprotetto ma pensati per poter essere fruibili, disponibili e soprattutto accessibili, nonché facilmente aggiornabili dai conservatori, creando così la messa in rete delle specifiche informazioni. In questo quadro particolare, la figura del catalogatore deve necessariamente essere professionalizzata e in grado di far fronte alle numerose problematiche che comporta la diversità e la frammentarietà delle collezioni, sia dal punto di vista scientifico, che storico e, non ultimo, informatico. Nel 2005 è stato fatto un corso specializzato, dedicato a questa nuova professionalità e rivolto ai ricercatori che già operavano all'interno dei musei. Entro la fine di quest'anno è previsto un ulteriore corso d'aggiornamento e formazione. "Sono figure importanti, che al momento ci vengono richieste anche da altre regioni", ha spiegato Giuseppe Muscio dell'Associazione nazionale musei scientifici. Il convegno, organizzato per illustrare gli obiettivi raggiunti dal progetto della Regione Veneto, ha però oltrepassato i confini territoriali grazie agli interventi dei direttori e dei rappresentanti di musei di storia naturale di altre regioni italiane, quali Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna e Piemonte. In un'interessante tavola rotonda sono infatti state discusse caratteristiche, peculiarità e problematiche; un dibattito utile per evidenziare quanto è stato fatto in ambito locale e per gettare le basi di un progetto su scala italiana. "Ora, uno dei prossimi passi è quello di introdurre le schede specialistiche dell'Iccd, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, in modo da iniziare un lavoro che sarà utilissimo e fruibile a livello nazionale", ha commentato Luca Mizzan del Museo di storia naturale di Venezia. In chiusura, la parola è poi passata ai catalogatori, per lo più giovani ricercatori, schierati in prima linea e concreti realizzatori di questo progetto.