Silvio Raffiotta, il magistrato che indagò sulla sparizione della statua, accusa la vecchia gestione dei Beni culturali «La Venere di Malibu tornerà in Italia. I responsabili del museo californiano Paul Getty, dove la statua è esposta dal 1988, sanno perfettamente che è stata trafugata in Sicilia, perché lo ha stabilito una perizia scientifica i cui risultati non sono stati ancora resi noti. Mi risulta che questa perizia petrografica ha stabilito con certezza che il calcare con il quale è stato scolpito il corpo di Afrodite proviene dalla Sicilia ed è presente in altri manufatti di calcare del quinto secolo avanti Cristo presenti a Morgantina. E il Getty Museum non ha alcuna prova credibile dellacquisto legale, se non un pezzo di carta di un povero tabaccaio svizzero - che avevo indagato e che fu anche condannato - che ne certificava la vendita per 400 mila dollari al trafficante Robin Symes, il quale la rivendette al Paul Getty». A fare questa rivelazione, e a svelare un giallo ancora non risolto, è il magistrato Silvio Raffiotta, consigliere di Corte dappello a Palermo: fu lui nel 1988, prima da giudice istruttore e poi da procuratore a Enna, a condurre linchiesta sul vasto traffico di reperti archeologici trafugati a Morgantina e finiti in vari musei americani ed europei. Un traffico che fu svelato al magistrato anche da due pentiti. Tra quei reperti, di inestimabile valore storico e commerciale, la Venere, due acroliti (teste di marmo) ancora esposti alla Virginia University e alcuni piatti dargento del periodo greco-romano dei quali adesso le autorità americane hanno concesso il rimpatrio in Italia. Ricordando il «disinteresse» che le autorità politiche italiane del tempo ebbero nei confronti di questa vicenda «per non turbare alcuni potentati americani», Raffiotta rivela che il Paul Getty Museum, comprata la Venere nel 1987 per 18 milioni di dollari, prima di esporla chiese allItalia se quella statua risultava trafugata. Ed è qui che spunta il giallo. «Ebbene - ricorda il magistrato - il Getty, che aveva incaricato lo studio legale romano Mario Gallavotti di svolgere questa indagine, ricevette dai ministeri degli Esteri e dei Beni culturali la risposta che in Italia non risultava alcun furto della Venere di Morgantina». Perché? Era accaduto che il ministero dei Beni culturali, allora retto dalla socialdemocratica alcamese Enza Bono Parrino, aveva inviato a tutte le soprintendenze italiane una circolare con la quale chiedeva informazioni sulla statua. Il quesito fu inviato anche a Udine e a Bolzano, ma non alle soprintendenze di Sicilia, Calabria e Puglia, le regioni dove cerano insediamenti ellenistico-romani dai quali la Venere e altri reperti archeologici potevano essere stati trafugati. Adesso il ministero dei Beni culturali ha chiesto con determinazione la restituzione della Venere di Morgantina e di altri reperti archeologici rubati in Sicilia e oggi esposti nei musei americani. Per Raffiotta è «una vera e propria rivoluzione. Non era mai accaduto che un ministro italiano prendesse posizione con tanta determinazione - dice il magistrato, che è anche un esperto e studioso di archeologia - e sono molto contento che, finalmente, Francesco Rutelli abbia chiesto con forza alle autorità americane la restituzione della Venere». Secondo Raffiotta, finalmente si sono rotte «certe complicità e omissioni» che nel 1998, dopo dieci anni di indagini sul traffico internazionale di opere darte, portarono a chiudere il caso. Raffiotta, che aveva ricostruito il giro dei trafficanti, siciliani e stranieri, dovette abbandonare le inchieste perché fu accusato da un personaggio che aveva arrestato qualche tempo prima per violenza carnale di avere coperto proprio i trafficanti. Unaccusa archiviata dopo quattro anni dalla Procura di Catania, che la riconobbe falsa e calunniosa.
SICILIA. Il giallo della Venere di Morgantina "Un furto con complici eccellenti"
Riassunto in massimo 200 parole:
Il magistrato Silvio Raffiotta ha rivelato che la statua della Venere di Malibu, trafugata in Sicilia, è stata acquistata dal Paul Getty Museum con una prova falsa. La perizia petrografica ha stabilito che il calcare con il quale è stata scolpita la statua proviene dalla Sicilia e che altri manufatti di calcare del quinto secolo a.C. presenti a Morgantina confermano questo. Il Getty Museum non ha alcuna prova credibile dell'acquisto legale e il solo documento che sostiene la legittimità dell'acquisto è un pezzo di carta di un tabaccaio svizzero che fu condannato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo