Operazione da Gela alla Svizzera, lInghilterra e la Spagna. Cinquantadue indagati, coinvolte le case daste ------------------------------------------- Dai siti siciliani in Europa: manette a trafficanti e antiquari I siti archeologici siciliani li conoscevano bene, tanto da estrarre continuamente nuovi «tesori» di cui ancora molte zone sono ricche, per poi immetterli sul mercato clandestino. Un business scoperto dai carabinieri e dalla Gdf. In diverse città italiane e allestero sono finite statuette, vasi, monete, oggetti in bronzo, di epoca e civiltà greca, punica, romana e bizantina. Un traffico internazionale di reperti gestito dal disoccupato Orazio Pellegrino, 42 anni, di Gela, sfuggito allarresto. Nellindagine sono coinvolti professionisti, imprenditori, collezionisti e antiquari di mezza Europa: 52 gli ordini darresto, le basi della holding di trafficanti erano anche in Spagna e in Svizzera. ----------------------------------------- GELA - Impiegati della prefettura, insegnanti, disoccupati, idraulici, imprenditori, titolari di case dasta, qualche mafioso: tutti insieme depredavano i siti archeologici siciliani, in particolare quelli delle province di Enna, Caltanissetta e Ragusa, e li vendevano in Italia e allestero. Una rete articolatissima, formata da tombaroli, esperti di archeologia e trafficanti che dopo tre anni di indagini sono stati arrestati dagli agenti della Guardia di finanza e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. I 35 arresti (altre 17 persone sono indagate e sottoposte allobbligo di dimora o di firma) sono stati compiuti anche in altre città dItalia, dove risiedono alcuni dei trafficanti e mediatori di reperti archeologici che poi li vendevano a peso doro. Tra i reperti venduti cerano anche alcuni falsi, rifilati a ingenui acquirenti che ancora non sanno di avere comprato patacche. I reperti archeologici rubati dai tombaroli in Sicilia venivano acquistati anche dalle case daste "Gorny e Mosch" di Monaco di Baviera e "Lennox Gallery" di Londra. I carabinieri hanno accertato che un disoccupato di Gela, Orazio Pellegrino, aveva venduto numerosi oggetti preziosi alla ditta "Athena" di Monaco. La rogatoria in Spagna dei magistrati della Procura di Gela ha messo in evidenza i collegamenti fra alcuni degli arrestati e lantiquario Bea Felix Cervera, di Barcellona: gli investigatori hanno trovato a casa sua beni provenienti da siti dallarea della Magna Grecia, soprattutto oggetti in ceramica a figure rosse che, secondo i consulenti della Procura, circolano esclusivamente in Sicilia. Le indagini hanno portato a recuperare circa duemila reperti tra vasi, statuette, monete, oggetti in bronzo, tutti ricollegabili ad ambiti siciliani e di epoca e civiltà greca, punica, romana e bizantina. I militari hanno trovato nelle abitazioni di alcuni degli indagati strumenti per realizzare falsi reperti. In particolare, sono stati sequestrati stampi per monete antiche o forme per la realizzazione di vasi. Secondo gli inquirenti, i trafficanti, copiando i reperti che prelevavano di nascosto dalle zone archeologiche, li duplicavano vendendoli a diversi collezionisti. Linchiesta, che si basa su numerose intercettazioni telefoniche, ha preso il via con le indagini su tre squadre di tombaroli delle zone di Aidone, Gela e Vittoria, collegate - secondo gli inquirenti - a Orazio Pellegrino. Questultimo aveva contatti con collezionisti e antiquari stranieri, che gli consentivano di smerciare i reperti in diversi Paesi. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale hanno ricostruito lo schema con il quale si muoveva lorganizzazione, che poteva contare su tre figure di riferimento: i tombaroli che si occupavano di reperire il "pezzo" attraverso scavi clandestini, furti o contraffazioni; i ricettatori che piazzavano il bene archeologico in Italia se aveva un valore medio-basso, allestero se più prezioso; i committenti-ricettatori cui era affidato il compito di rivendere gli oggetti a case dasta e ad antiquari di tutto il mondo, così come è emerso durante le rogatorie internazionali. «Per molti degli indagati questo traffico di reperti archeologici era diventato un mestiere, un modo per guadagnare grosse somme di denaro restando ufficialmente disoccupati», afferma il sostituto procuratore di Gela Alessandro Sutera Sardo, che ha coordinato linchiesta chiamata "Ghelas". Durante le perquisizioni, effettuate ieri allalba, gli investigatori hanno trovato nellabitazione di uno di quei "disoccupati", Orazio Pellegrino, anche quindicimila euro in contanti. «Il traffico che è stato scoperto - spiega il pm Sutera Sardo - colpisce il nostro patrimonio, che viene così depredato di beni di notevole valore, non solo storico ma anche economico. La difficoltà di proteggere questi reperti - aggiunge il magistrato - sta nel fatto che i siti archeologici sono di difficile controllo perché moltissimi, e non si riesce a effettuare una buona sorveglianza. Questo ha permesso di saccheggiarli». Lindagine prese il via nel 2003, quando i carabinieri e i finanzieri individuarono gruppi di tombaroli che agivano nellEnnese e nel Nisseno, ma anche a Himera, nel Termitano. «Non ci siamo voluti fermare subito, al primo livello - afferma il pm - e cioè ai tombaroli. Era chiaro che cera qualcosaltro dietro questa manovalanza, e insieme ai carabinieri e alla Guardia di finanza siamo riusciti a individuare coloro ai quali veniva venduta la merce». Questindagine conferma ancora una volta, come afferma il magistrato-archeologo Silvio Raffiotta che indagò negli anni scorsi sulla Venere di Morgantina oggi esposta al museo Paul Getty di Malibu, in California, che i siti archeologici sono terra di conquista di trafficanti senza scrupoli.
SICILIA. La gang dei reperti archeologici
52 persone sono state arrestate in Italia e all'estero per il traffico di reperti archeologici rubati dai siti archeologici siciliani. Tra gli arrestati ci sono imprenditori, collezionisti e antiquari di mezza Europa. I reperti rubati sono stati venduti in Italia e all'estero, tra cui alcuni falsi. Le indagini hanno portato a recuperare circa duemila reperti, tra cui vasi, statuette, monete e oggetti in bronzo. I trafficanti copiavano i reperti rubati e li vendevano a collezionisti. L'indagine è stata condotta dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. Tra i reperti recuperati ci sono stati anche alcuni provenienti dalla Magna Grecia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo