UN TESORO DIMENTICATO Un annunzio al giorno, da perdere la contabilità. Laltroieri lo stadio, poi lacquario, poi la Porta del Parco a Bagnoli. Alcuni andranno in porto. Altri a rischio. Tutto bene, ma a quando un annunzio sul centro storico? Che, per esempio, dica: domani inizieranno i lavori di restauro e rivitalizzazione dellintera area dellantico Foro di Neapolis, a partire dal centro, da quella piazza San Gaetano su cui convergono le insule dei teatri, i complessi di San Paolo, San Lorenzo e San Gregorio Armeno, da cui si accede alla Napoli sotterranea degli antichi acquedotti. Pensate alla bellezza di questo annunzio che intanto riappacifica le nostre orecchie con nomi e luoghi a noi sommamente cari e familiari, come lo sono i nomi dei nostri progenitori. ---------------------------- Perché in questi luoghi è nata Napoli, ben oltre due millenni or sono. Parole come gotico e barocco, chiostri, conventi e monasteri, antichità greche e romane, materia nobile come basoli, piperno, tufo, stucchi e marmi sostituirebbero almeno per un po quel lessico divenuto familiare e fatto di parole come stadi, acquari, centri benessere, cemento armato, ferro e vetro, disinquinamento, porto-canale, delocalizzazione e così via. Nulla contro la modernità, che sarà sempre benvenuta se non dimentica che, per essere veramente tale, cioè moderna, deve essere generata dalla storia. Pensate poi alla utilità duna tale intrapresa che mette insieme arte, archeologia, artigianato, cultura e turismo. Che potrebbe far ritornare nel centro antico di Napoli quella cultura superiore di livello universitario coltivata nei suoi spazi per secoli e di recente espulsa, ma che un progetto della facoltà di Architettura sta tentando di riproporre. Pensate infine al valore dirompente che una tale decisione finisce per assumere nellattuale scenario politico, economico e urbanistico nazionale e internazionale: Napoli investe sulla storia, sulla cultura e sullarte. Cosa ovvia, si potrebbe dire. A parole, sì, nei fatti, no. In realtà, il centro storico di Napoli non è più nellagenda delle priorità della pianificazione urbanistica. Non cè un piano, non ci sono risorse adeguate, non cè unidea su come intervenire e cosa debba diventare. Il piano regolatore vigente non ci aiuta perché proprio per il centro storico afferma una sorta di metodo del "fai da te", vale a dire: intervento diretto dentro regole e procedure molto rigorose. Ma con quali risorse? Allinterno di quale progetto più generale? La sommatoria di tutti gli interventi diretti a cosa porterà? Ciclicamente ritorna lidea duna legge regionale, si propongono zone franche e fiscalità di vantaggio. In realtà, da protagonista assoluto dellurbanistica degli ultimi decenni del Novecento, da risorsa culturale, turistica e economica è considerato oggi un peso ingombrante. Non ci si affanni a dichiarare il contrario. Di fatto, ha perso valore e considerazione. Se fosse ancora, per davvero, un volano di ricchezza e di sviluppo, tutti, pubblico e privato, sarebbero disposti a impegnare risorse e capitali che invece oggi prendono altre strade. Qualche giorno fa su queste pagine, lassessore Felice Laudadio ha scritto che "qualcosa si muove" a proposito del centro storico. Vorremmo che così fosse ma così non è, perché tutte le iniziative elencate sono idee (ragguardevoli), programmi (condivisibili) e progetti (realistici), ma tutti privi di risorse adeguate. La cultura e la storia non si difendono a costo zero, come recita uno slogan valido forse per altri settori, ma non in questo caso. Lintervento pubblico, il capitale pubblico è indispensabile, decisivo, per recuperare luoghi e edilizia storica, abitati peraltro da ceti sociali meno abbienti. Parafrasando una celebre iniziativa urbanistica degli anni Ottanta, si può dire che un altro regno è possibile per il centro storico di Napoli, a condizione che intervenga il capitale pubblico e che la politica riporti storia e cultura nellagenda delle priorità urbanistiche napoletane.