Legambiente si schiera contro l'ultima bozza del nuovo Codice sui Beni Culturali italiani, ribattezzato «Codice Urbani», e si dice preoccupata per il disegno di legge sulla qualità architettonica. A lanciare l'allarme sul nuovo Codice è un'interrogazione parlamentare presentata dal presidente Ermete Realacci. «Nell'ultima bozza i nostri beni culturali rischiano di essere suddivisi in serie A, B o C». A spiegarlo è Maurizio Picca, responsabile dell'Area legislativa di Legambiente nazionale: «II ministro Urbani sta rimettendo mano al Codice e ridisegnando il testo unico delle leggi in materia di Beni Culturali. A differenza di quanto chiesto a suo tempo anche in sede di audizione da Legambiente, ma non solo, ci risulta che nell'ultima bozza ci sia una visione diversa della tutela dei beni culturali». In sostanza il Codice prevederebbe «la tutela solo di quelli di grande interesse e pregio - aggiunge Picca - che verrebbero individuati con un decreto, per gli altri beni da tutelare sono invece previsti decreti ad hoc». Per evitare una simile «selezione», Legambiente chiede al ministro Urbani di attenersi a quanto previsto dalla Costituzione: «Perché l'articolo 9 della Costituzione - spiega ancora Picca - più volte ricordato dal Presidente della Repubblica quando ha invitato a non "svendere" il patrimonio nazionale, recita infatti che la Repubblica "tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione", senza suddividere i beni culturali tra quelli particolarmente importanti e gli altri come invece fa il nuovo Codice». Secondo Legambiente «i nostri beni culturali vanno tutelati nel loro insieme» con un unico decreto perché «nessuno ci garantisce - aggiunge Picca - che ai decreti ad hoc non sfugga magari una Pinacoteca splendida che però si trova in un piccolo paese e che potrebbe così rischiare di essere messa in vendita». Per questo, Legambiente chiede anche al ministro, con urgenza, «di istituire un tavolo di lavoro con tutte le associazioni ambientaliste per elaborare un testo che tuteli in modo chiaro e definitivo il nostro patrimonio culturale, monumentale, storico, ambientale e artistico». A Legambiente sono poi preoccupati anche per il disegno di legge sulla qualità architettonica: «Se da una parte condividiamo i propositi del disegno di legge, dall'altra ci chiediamo chi deciderà cos'è brutto e che cosa è di qualità». Per il responsabile dell'area legislativa, il carcere di San Vittore citato dal ministro come «brutto da demolire» «fa invece parte del nostro patrimonio storico» e conclude con una domanda: «Da chi sarà composta la commissione che stabilirà cosa va distrutto e cosa va costruito al suo posto?». Sgarbi: non c'è motivo di demolire il carcere di San Vittore «Non c'è ragione di demolire San Vittore. Se il buon giorno si vede dal mattino, mi sembra che le idee del Ministero sulla qualità architettonica siano molto pericolose». Il professor Vittorio Sgarbi le idee su cosa andrebbe demolito o non costruito «perché brutto» le ha sempre avute chiare: ai tempi in cui era sottosegretario del ministro Urbani aveva scatenato una bufera per bloccare il progetto dell'architetto Richard Meier per l'Ara Pacis a Roma come avrebbe voluto demolire le case costruite sulle pendici dell'Etna. Ricorda che il disegno di legge sulla qualità architettonica «era un'idea che c'era già quando al Ministero c'ero io, il problema non sono le buone leggi ma le buone teste». Insomma la legge gli piace, ma teme che possa creare disastri maggiori di quelli già esistenti. «Non è difficile rendersi conto - aggiunge - di cosa ci sarebbe da demolire e credo che anche Urbani sia in grado di farlo, ma se si parte subito con l'edificio sbagliato...» Il riferimento è al carcere di San Vittore di Milano citato dal ministro come esempio di «brutto da demolire»: «E' uno di quegli edifici che - ha dichiarato Urbani presentando il disegno di legge - non meritano di essere tutelati e che potrebbero fare spazio a nuove costruzioni progettate secondo criteri di qualità». Sgarbi non è proprio dello stesso parere: «il carcere di San Vittore è un perfetto esempio di architettura radiale e non c'è nessuna ragione di distruggerlo». Secondo l'ex sottosegretario «che in Italia si debba fare una ripulita e che sono stati distrutti capolavori straordinari per far spazio a degli orrori, è indubbio, il problema è che a questo punto è difficile immaginare cosa verrà valutato degno di essere demolito e cosa verrà costruito al suo posto. Forse è meglio lasciare tutto com'è, prima che prenda piede il delirio di qualche architetto».