Nel cimitero le tombe sono ormai abbandonate a se stesse, visibili i segni del degrado UN MILIONE di deficit che mette a rischio posti di lavoro ma anche l'esitenza stessa del cimitero acatollico di Testaccio. L'allarme è stato lanciato dalla Confsal che ha inviato un appello al Comune di Roma, al ministero dei Beni culturali e alla Soprintendenza per i Beni archittetonici affinchè si attivino per tutelare quello che è un bene di eccezionale interesse storico, artistico e culturale di Roma. «È fortemente a rischio l'occupazione al cimitero acattolico per gli stranieri a causa di un deficit, secondo i dati forniti dal cimitero stesso, di oltre 1 milione di euro - spiega la Fesica Confsal - Il cimitero acattolico versa già da diversi anni in uno stato di grave degrado, tanto da essere inserito nel 2005 dal World Monuments Fund, nel World Monuments Watch List, un elenco dei 100 siti mondiali più a rischio». Anni fa la notizia arrivò sulla prima pagina del New York Times, che in un articolo denunciò il degrado della struttura. Il deficit si è accumulato negli anni a causa di una gestione a dir poco scellerata. Il Cimitero è gestito da un' associazione formata da 14 ambasciate, tra cui le rappresentanze di Usa, Russia, Gran Bretagna, Canada, Australia, Germania, solo per citare le più importanti. Nessuno di questi Paesi corrisponde un solo centesimo per il Cimitero acattolico, le cui entrate principali, oltre ai contributi estemporanei dei turisti, sono le quote annuali versate dai familiari dei defunti. «Eppure, stando alle cifre fornite dal Cimitero - spiega la Confsal - basterebbe una somma di circa 150.000 euro annuali quanto meno a garantire l'occupazione degli operai; cifra che, ripartita tra 14 Ambasciate e quindi tra 14 Stati, appare francamente irrisoria».
Niente soldi, a rischio il cimitero acattolico di Testaccio
Il cimitero acattolico di Testaccio a Roma è in stato di grave degrado e versa in un deficit di oltre 1 milione di euro. La Confsal ha lanciato un allarme e ha inviato un appello al Comune di Roma, al ministero dei Beni culturali e alla Soprintendenza per i Beni archittetonici per tutelare il cimitero. Il deficit si è accumulato a causa di una gestione a dir poco scellerata. Il cimitero è gestito da 14 ambasciate, ma nessuno di loro corrisponde un centesimo per il cimitero. Le entrate principali sono le quote annuali dei familiari dei defunti, ma basterebbe una somma di circa 150.000 euro annuali per garantire l'occupazione degli operai.
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