È un fenomeno in continua crescita. Nei prossimi anni assisteremo a un'escalation di richieste di restituzioni di tesori in tutto il mondo». È la previsione di Giuseppe Proietti, direttore generale per l'archeologia del Ministero per i beni e le attività culturali. A cosa è dovuto questo boom? «Il concetto di patrimonio culturale nazionale è una conquista dell'età moderna che in certe aree, diciamo il sud del mondo, si sta facendo strada solo ora. Per questo credo che presto anche i paesi rimasti finora in silenzio faranno sentire la propria voce. Ma oggi oramai le restituzioni di massa sono improponibili, tesori giunti in Europa in passato sono parte della storia del collezionismo. Bisogna valutare caso per caso e trovare le soluzioni più opportune. Come si sta facendo con la Venere di Cirene». Pare proprio che l'Italia stia cercando di risolvere ogni questione aperta. «Certo. Siamo i leader mondiali in fatto di tutela e restauro dei beni culturali. Se vogliamo conservare il primato e la fiducia di tutti, non possiamo avere scheletri nell'armadio. Un caso diverso è invece il frammento di fregio del Partenone di Palermo. Non è una restituzione ma uno scambio a lungo termine con un tesoro greco. E l'accordo ora in via di definizione con la Grecia prevede un programma di scambi molto intenso, come del resto stiamo già facendo con Germania e Stati Uniti». Dunque lo scambio potrebbe diventare una valida alternativa alla restituzione? «Sì, anche perché comporta molti vantaggi. Per esempio l'accordo siglato con gli Usa prevede scambi e mostre itineranti che faranno circolare negli Stati Uniti tantissimi nostri tesori. Sappiamo che i musei americani sono tra i maggiori acquirenti di opere d'arte al mercato clandestino, così hanno creato le loro collezioni. Offrendo loro di poter avere i nostri tesori anche per periodi lunghi, contiamo di scoraggiare i loro eventuali acquisti illegali». Ma con la Grecia questo problema non sussiste. «Certo, ma una volta attuata questa politica con paesi importatori di opere d arte, abbiamo pensato di estenderla anche a paesi che come noi sono invece esportatori. Perché vogliamo far circolare i nostri tesori nel mondo il più possibile. Favoriscono il dialogo, e sono il miglior veicolo di promozione per il nostro patrimonio».
Si rischia di rovinare collezioni mondiali
Il direttore generale per l'archeologia del Ministero per i beni e le attività culturali, Giuseppe Proietti, previde un aumento delle richieste di restituzioni di tesori in tutto il mondo nei prossimi anni. Ciò è dovuto al crescente riconoscimento del patrimonio culturale nazionale, che sta diventando più diffuso anche in aree del mondo. Tuttavia, Proietti sottolinea che le restituzioni di massa sono improponibili e che ogni caso deve essere valutato separatamente. L'Italia sta cercando di risolvere ogni questione aperta, come ad esempio il caso della Venere di Cirene.
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