La Convenzione Unesco è stata siglata nel 1970 (e integrata nel '95) da cento paesi: stabilisce che ogni bene culturale uscito illecitamente da un paese dopo il '70 deve essere restituito. Le recenti rivendicazioni esulano da questo campo di applicazione, Si riferiscono a tesori portati fuori dal paese nei secoli passati o quando questo era una colonia straniera, o come bottino di guerra, o in base ad accordi di discutibile interpretazione. In assenza di regole, ci sono gli accordi bilaterali. Di recente i direttori di 40 tra i principali musei del mondo hanno firmato un documento contro la restituzione di tesori portati in patria in epoca coloniale, perché si rischierebbe la dissoluzione delle maggiori collezioni. L'Etiopia ce l'ha fatta. Dopo infiniti appelli e insistenze (l'ultimo proprio al recente vertice Fao), la stele di Axum torna finalmente a casa. Era stata portata a Roma nel 1937 dalle truppe di Mussolini. Col trattato di pace del 1947 gli Italiani si impegnarono a restituirla, ma Selassié non ha mai insistito e per cinquant'anni è rimasta dove stava. Il nuovo governo d'Etiopia ne ha fatto invece un punto d'onore, fino a ottenere il rinnovo dell'impegno nel 1997 e l'avvio dei lavori nel luglio 2002. L'Etiopia ce l'ha fatta ma è un'eccezione. Oggi sono sempre di più i paesi che vogliono riavere i propri tesori, non importa se sottratti illegalmente dopo il 1971 (e tutelati da una legge internazionale) oppure portati via nei secoli passati. Non importa. I simboli antichi della nazione, forza aggregante del popolo, devono stare in patria. È un vero assedio a tutti i grandi musei, dal British Museum al Louvre al Metropolitan ai musei di Berlino, che per ora rispondono con un no secco. Addirittura nel dicembre scorso i direttori di 40 tra i principali musei del mondo hanno firmato un documento contro la restituzione di tesori portati in patria in epoca coloniale, nel timore di vedere dissolte le maggiori collezioni di opere d'arte al mondo. E da oltre vent'anni il British Museum si rifiuta di ascoltare le sempre più pressanti richieste della Grecia di restituzione dei marmi del Partenone. A ogni attacco oppone una legge del 1753 che gli impedisce di privarsi di qualsiasi oggetto delle sue collezioni. Cosi invano i Nigeriani chiedono i bronzi del Benin, i Cinesi i tesori delle cave di Dunhuang, i Gallesi il manto d'oro di Mold. Invano gli Etiopi insistono per avere i tesori che le truppe britanniche presero da Maqdala nel 1868. Anche se, per ora, tutto passa in secondo piano di fronte alla sorte della stele di Axum. Una sorte ingrata, nel maggio dello scorso anno fu persino colpita da un fulmine e ci sono voluti mesi per riparare i danni. Ma una volta spariti i ponteggi del restauro, ora sono subito comparsi quelli per lo smontaggio. Entro l'anno la stele dovrebbe sparire da piazza di Porta Capena, e per quel giorno gli Etiopi stanno organizzando a Roma una festa grandiosa, con un mega-concerto cuna maratona con i campioni etiopi e kenioti. Anche se non conoscono ancora il giorno preciso della partenza. Ma è difficile stabilirlo perché l'operazione sarà della massima delicatezza. La stele è fragilissima, rischia di sgretolarsi a ogni istante. Tra le varie proposte di intervento, alla fine si è scelto di aprire due delle giunture fatte nel '37 per unire i pezzi in cui la stele era stata trovata, e portare poi i tre pezzi ad Axum con un ponte aereo. Ma sono in molti a temere che l'intervento le sarà fatale, ed è certo che al primo accenno di danno si bloccheranno i lavori. Però si va avanti, nonostante tutto. Non si può indugiare oltre, gli Etiopi non perdono occasione per rammentare all'Italia l'impegno preso. Un'insistenza pari solo a quella dell'Egitto, che sta minacciando di interrompere ogni relazione con paesi e istituzioni che possiedono tesori usciti illegalmente dal paese. E molti si sono affrettati a restituire qualcosa. Poi però l'Egitto è andato oltre, arrivando a includere tra i desiderata anche simboli come il busto di Nefertiti ora a Berlino o l'obelisco di place de la Concorde a Parigi. Qualche giorno fa è scattata pure la richiesta della stele di Rosetta al British Museum, con la minaccia di diventare più "aggressivi" se non si otterrà soddisfazione. Impresa impossibile o nascita di una nuova era? Ma tra tanta furia di richieste sempre più difficili da esaudire, pena la dissoluzione delle collezioni del mondo intero, c'è chi pensa a più ragionevoli alternative. Già la Grecia ha proposto al British Museum uno scambio di beni che mantenga inalterate le proprietà, i marmi del Partenone ad Atene e tesori greci a Londra. Un analogo scambio dovrebbe far giungere da Palermo ad Atene un frammento del fregio del Partenone, e c'è già la firma sullo scambio di tesori tra Grecia e Germania, tra Italia e Germania e tra Italia e Stati Uniti. Una soluzione diversa è invece allo studio per la Venere di Cirene, portata a Roma nel 1913. Dovrebbe volare a Tripoli sotto forma dì prestito a lungo termine per motivi di studio. E ricongiungersi così con tutte le altre statue trovate nelle terme di Cirene.
Tesori predati, assedio ai musei e l'Egitto rivuole la Stele di Rosetta
La Convenzione Unesco stabilisce che ogni bene culturale uscito illecitamente da un paese dopo il 1970 deve essere restituito. Tuttavia, le recenti rivendicazioni esulano da questo campo di applicazione e si riferiscono a tesori portati fuori dal paese nei secoli passati o come bottino di guerra. I direttori di 40 tra i principali musei del mondo hanno firmato un documento contro la restituzione di tesori portati in patria in epoca coloniale, per timore di vedere dissolte le maggiori collezioni di opere d'arte al mondo. L'Etiopia ha ottenuto la restituzione della stele di Axum, che era stata portata a Roma nel 1937, dopo infiniti appelli e insistenze.
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