Palasport di San Giacomo. Dopo l'elezione a «luogo del cuore» si moltiplicano gli interventi a difesa del monastero. Scotta aspetta il Tar Il Fai chiede misure di salvaguardia. La maggioranza cerca un'alternativa VITTORIO VENETO. Il Fondo italiano per l'ambiente chiederà direttamente al ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli. precise misure di salvaguardia del brolo del monastero di clausura di San Giacomo. In città, intanto, si fa strada nella maggioranza l'idea di un posto alternativo per la palestra e la scuola, seppur sempre a San Giacomo. «Essendovi altri posti, come indica il vecchio Piano regolatore, in cui si può fare l'impianto sportivo, non c'è nulla di incoerente se il Comune fa un passo indietro». Lo dice Michele Toffoli, consigliere comunale di Forza Italia, chiedendo anche al Comitato di salvaguardia del monastero e alla procura dello stesso di dismettere «l'ascia di guerra». Analogo l'intendimento espresso nel bilancio di fine 2006 dal vicesindaco Giovanni Braido della Lega. «L'importante è che la palestra venga fatta sottolinea l'assessore De Bertolis San Giacomo l'attende da troppo tempo». Sono almeno tre le aree che il Prg rende disponibili per strutture di questo tipo. «Purtroppo, però fa notare il sindaco Giancarlo Scotta non sono così grandi da poter accogliere insieme palestra, scuola e parcheggi». Il sindaco insiste ancora sull'area vicino al brolo («peraltro già vincolato dalla Soprintendenza»), ma di fatto sta pensando a opzioni diverse. Che eventualmente esplicherà nel momento in cui anche il Tar dovesse sentenziare (l'udienza è in giugno) che i nuovi impianti non si possono costruirà dove il Comune ha indicato. «L'importante è che il quartiere sia attrezzato finalmente di un impianto sportivo», insiste Michele De Bertolis, assessore sangiacomese. «Bene, se l'obiettivo perseguito dall'intero consiglio comunale è di dare a San Giacomo queste strutture, non possiamo attardarci oltre sulle difficoltà che abbiamo riscontrato sollecita l'azzurro Toffoli ma orientarci verso soluzioni diverse. Magari condivise con la popolazione attraverso referendum». E' un'opportunità, quella suggerita di Toffoli, anche per evitare le iniziative di protezione che il Fondo per l'ambiente assumerà nei prossimi giorni nei confronti del brolo del monastero. I massimi dirigenti del Fai stanno studiando con i propri legali le misure di salvaguardia da proporre per San Giacomo e da portare all'esame del ministro dei Beni culturali, Rutelli, perché assuma i provvedimenti del caso. Specifiche proposte saranno indirizzate anche al Comune e alla Regione. Al Comune il Fai chiederà formalmente di ritirare il progetto della palestra e della scuola, alla Regione di riconsiderare la variante urbanistica concessa l'anno scorso, seppur con tutta una serie di vincoli. La soddisfazione maggiore è, in queste ore, delle monache che difronte alle minacce rappresentate dagli insediamenti all'esterno della cinta muraria, hanno votato se restare a San Giacomo o andare in un nuovo monastero, da realizzare magari sulle colline di Colle. Il voto è stato per non lasciare San Giacomo. Da qui anche la richiesta al Comune di acquisire i 60 mila metri quadri alle spalle della struttura.