Entro il 21 aprile la chiusura del cantiere Per la cupola utilizzata la tecnica del 700 AIla fine è servito un anno in più rispetto al programma originario, ma finalmente le nuove rotondità della cupola di San Nicolò svettano in mezzo al giardino di pietra di Noto. Quella che è stata per anni l'icona del crollo all'interno della Cattedrale, avvenuto quasi 11 anni fa, è stata liberata dai ponteggi e dalle transenne, pronta a subire gli ultimi ritocchi prima dell'inaugurazione che avverrà dopo il 21 aprile, data già fissata per la chiusura definitiva del cantiere, 6 anni dopo dopo la sua apertura piena di speranze e di incognite. È stato un lavoro lungo e paziente. Uno ad uno, senza l'ausilio di gru che potessero alleviare il peso per portarli fino a lassù in cima, sono stati montati 85 mila conci, secondo la tecnica settecentesca, né cemento né acciaio, ma soltanto la calce quale legante. 135 operai impegnati dopo avere seguito un corso di formazione specifico, hanno ricostruito 25mila metri cubi di pietra calcarea. «Un obiettivo che all'inizio sembrava difficile sottolinea l'architetto Salvatore Tringali, che insieme all'ingegnere Roberto De Benedictis è stato progettista e direttore dei lavori della rinascita di questo scorcio nella capitale del barocco siciliano , per giunta in una terra costretta a scontare i soliti ritardi in tema di appalti pubblici. Non dimenticherò mai il momento in cui entrai in silenzio nell'area del crollo, estesa su mille metri quadrati». Soddisfatto anche il prefetto di Siracusa Benedetto Basile, commissario alla ricostruzione: «Non nascondo l'emozione e la soddisfazione perché stiamo per restituire all'umanità uno dei suoi gioielli più belli e preziosi». Noto, come altre sette centri dell'antica valle alla quale da il proprio nome, è stata inserita cinque anni fa nel patrimonio mondiale dell'Unesco, grazie alle chiese e ai palazzi in stile tardo barocco, l'architettura utilizzata per ricostruire le città orientali dell'Isola distrutte dal terremoto del 1693. I lavori, costati 25 milioni, comprendono le ultime rifiniture. Nell'appalto, infatti, era stata prevista la copertura del restauro delle parti pittoriche e scultoree, degli altari risparmiati dal crollo, degli argenti e la realizzazione delle nuove panche della chiesa. È stato inoltre avviato il ripristino degli 85 gradini della scalinata che dal corso principale della città conducono al sagrato, ormai consumati dal tempo e dal degrado. Per quest'ultimo intervento viene utilizzata la pietra locale, mentre per il pavimento del tempio sono posate le lastre in pietra di Modica. Così ha deciso il comitato dei saggi nominati dal responsabile nazionale della Protezione civile, Guido Bertolaso, non senza polemiche: il Consiglio comunale e il comitato cittadino prò cattedrale si erano espressi alcuni mesi fa per il marmo di Carrara. Buona parte della Cattedrale di San Nicolo crollò la sera del 13 marzo 1996. In pochi secondi vennero giù i quattro pilastri e il pilone della navata di destra, che trascinarono al suolo l'intera copertura della navata centrale e di quella destra, insieme al tamburo con la sovrastante cupola di cui rimase in piedi solo uno spicchio, la lanterna a vetro e la copertura del braccio destro del transetto. Un disastro causato da difetti nell'edificazione attuata tre secoli prima e dalla qualità dei dei materiali utilizzati per i pilastri: struttura troppo modesta per sostenere oltremodo il grosso peso sovrastante. «Per questo motivo, sono stati sostituiti anche i pilastri della navata di sinistra», dice Tringali. Il sindaco di Noto Corrado Valvo, intanto, annuncia: «Entro sei mesi contiamo di restituire al pubblico il collegio dei Gesuiti, l'ex monastero che si affaccia sul centro». Dopo l'inclusione nella World Heritage List, sono cresciute le presenze turistiche: i dati relativi ai primi nove mesi del 2006 dell'Azienda turismo parlano di 50.421 arrivi ( 6 rispetto allo stesso periodo 2005) e di 210.504 presenze (con una flessione dell' 1,4 rispetto allo stesso periodo 2005).