Interventi di restauro della Sovrintendenza ai Beni culturali a San Giovanni di Rodi Mura o soffitti crollati ed erbacce all'interno. E' questo lo stato in cui versano le diverse chiese del centro storico marsalese, alcune abbandonate da secoli e altre distrutte o gravemente danneggiate dal bombardamento dell'11 maggio 1943. In tutto, si tratta di una mezza dozzina di edifici sacri. Qualcuno di questi è stato trasformato in parcheggio per auto (San Leonardo), mentre qualche altro è stato adibito a deposito di attrezzi per l'edilizia (Santa Caterina). Una di queste chiese, però, potrebbe tornare all'antico splendore. È quella di San Giovanni di Rodi, al civico 20 di via Rubino, a pochi passi dal Municipio. La chiesa è inserita nell'elenco dei progetti di restauro redatti d'intesa tra assessorato regionale ai Beni culturali e Soprintendenza di Trapani. Progetti che riguardano tutta una serie di antichi edifici (anche bagli e torri) di vari centri che si spera di far finanziare nell'ambito del Por 2007-2013. E' già un primo passo, però, verso il recupero di qualcuno dei tanti beni storico-monumentali da lungo tempo in stato di abbandono. Tra le tante chiese marsalesi, quella dedicata a San Giovanni di Rodi è, forse, quella sconosciuta ai più. Ma la sua importanza storica è notevole. Si tratta di uno dei rari esempi di chiesa a forma circolare, come quelle di rito greco-ortodosso, costruita dopo la distruzione, per esigenze militari (difesa della città), della chiesa di Sant'Antonio fuori le mura (1555), che ospitava la Compagnia dei cavalieri gerosolimitani, arrivati a Marsala da Rodi nel XIV secolo. Compito dei cavalieri era quello di dare ricovero ai pellegrini diretti verso oriente. E per questo accanto alla chiesa di via Rubino, all'interno della quale fu trasferito l'altare di Sant'Antonio fuori le mura, fu realizzato un ospizio. Una struttura che all'epoca fungeva sia da ricovero per i viandanti, che da ospedale. Adesso, l'edificio è in rovina. Il portale d'ingresso è una saracinesca di ferro ormai arrugginita e all'interno si intravede un muro di recente costruzione che taglia in due l'edificio. Dalla finestra posta in alto, al centro della facciata, si può vedere quel che resta degli antichi stucchi bianchi realizzati nella parte superiore per ornare l'abside e le due cappelle laterali.