Rilevato il cinquanta per cento delle quote della società proprietaria di 394 ettari. TEULADA. Al gruppo Benetton non interessa il business del "real estate" sulle coste sarde. E' vero: Mauro Benetton, figlio di Luciano, ha acquistato per venti milioni di euro la metà delle azioni della società padovana Forma Urbis di Padova, proprietaria di 394 ettari a Capo Malfatano). Per l'esattezza, si tratta della parte del capitale sociale degli architetti Albano Salmaso e Gianpietro Gallina. Ma in ambienti molto vicini alla famiglia Benetton ieri è stata esclusa l'apertura di un nuovo fronte di business da parte del colosso trevigiano. «Ma no - si dice infatti - si tratta semplicemente di un sostegno dato personalmente da Mauro Benetton ai fratelli Toffano». Cioè, i proprietari dell'altro cinquanta per cento del capitale sociale della Forma Urbis spa. Insomma, si tratterebbe soltanto di un "favore" fatto a degli amici imprenditori (veneti anche loro) che cercano di realizzare sulle coste di Teulada un investimento immobiliare da almeno 90 mila metri cubi di cemento. L'operazione - sempre secondo le stesse voci - non sarebbe speculativa: Mauro Benetton diventerebbe una sorta di sponda, di biglietto da visita di prestigio, nella ricerca di una partnership in grado di aiutare i fratelli Toffano nella realizzazione dei loro sogni di cemento. L'operazione risale allo scorso autunno ed è stata perfezionata nel consiglio d'amministrazione della società, svoltosi il due novembre scorso, e nel corso del quale Mauro Benetton ha assunto la carica di consigliere. La proprietà dei terreni a Malfatano è della società Sitas srl, acronimo che sta per Società Iniziative Turistiche Agricole Sarde. Il capitale della società è al 100 della Forma Urbis spa di Padova. Come già detto, fino a pochi mesi fa, la metà delle azioni era nelle mani di Alessandra, Enrico, Paola e Lorenza Toffano. Una famiglia che contava nella galassia dell'imprenditoria veneta: deteneva infatti una consistente quota azionaria della catena di supermercati Despar, prima che questa passasse alla multinazionale austriaca Alpiag. L'altra metà della società, quella che è stata comprata da Mauro Benetton nei mesi scorsi, era invece nelle mani degli architetti Gianpietro Gallina e Albano Salmaso, da sempre voce e volto della società in Sardegna. Forma Urbis ebbe un momento di grande visibilità internazionale quando, nell'estate di cinque anni fa, diventò il catalizzatore di una cordata che aveva come ambizioso obiettivo la scalata a quello che fu un tempo l'impero del principe ismailita Karim Aga Khan: la Costa Smeralda. Si coaugulò allora un'alleanza sardo-veneta della quale facevano parte la finanziaria regionale Sfirs, gli imprenditori alberghieri Loi e Corbeddu, i fratelli bellunesi Walter ed Ennio De Rigo (titolari di un colosso dell'occhialeria mondiale) e Giuliano Tabacchi, presidente della Safilo. Il tutto, con la bendizione della Banca Antonveneta. L'operazione però andò male e la Costa Smeralda finì nelle mani dell'americano Tom Barrack. Il progetto iniziale della Sitas srl, chiamato per dire la verità senza molta fantasia "Costa Dorada", prevedeva qualcosa come 189 mila metri cubi di cemento. Secondo una valutazione di qualche anno fa, l'investimento era quantificato in circa cinquanta milioni di euro. Ecco, nel dettaglio, quale era l'obiettivo della Sitas srl: quattro complessi alberghieri e quattro residences, per un totale di 139 mila metri cubi; due agglomerati di residenze stagionali private (cioé, seconde case) per 18 mila metri cubi. Novanta ettari erano destinati all'edificazione, mentre 184 a verde privato e 120 a verde pubblico. I parcheggi avrebbero dovuto occupere tre ettari. Senza dimenticare l'ormai immancabile campo da golf da 18 buche. Semplicemente enorme la capacità ricettiva dichiarata negli alberghi e nei residence: 2.500 posti letto. Il progetto venne frazionato in cinque comparti e andò incontro a un cammino tormentato che finora si è infranto contro la diga delle norme sulla valutazione ambientale e sul piano paesaggistico regionale. E questo nonostante la Sitas srl avesse incassato l'ok dal consiglio comunale di Teulada che, il 7 aprile 2004, diede l'imprimatur della concessione edilizia. Il fronte ambientalista è stato finora l'ostacolo più duro per la Sitas srl. Soprattutto il Gruppo d'Intervento giuridico conduce da anni una battaglia nel tentativo di arginare la marea di cemento che minaccia le coste teuladine. E quindi anche contro il progetto "Costa Dorada". Gli ambierntalisti sostengono che la concessione edilizia rilasciata dal Comune di Teulada non è un lasciapassare per la società veneta. Per esempio: la Soprintendenza di Cagliari nel maggio del 2003 cancellò con tre decreti le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dal Comune di Teulada per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria. Ma non è rutto qui: la procedura di verifica preventiva del servizio Sivea dell'assessorato regionale all'Ambiente aveva portato al procedimento di valutazione di impatto ambientale a un solo lotto del progetto della Sitas srl. E più esattamente quello di Cala Antoni Areddu-Sa Calarza. Aveva detto l'anno scorso il portavoce del Gruppo d'Intervento Giuridico, Stefano Deliperi: «In pratica, l'unico progetto immobiliare è stato diviso in cinque parti e soltanto uno è stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale. Una prassi che è stata giudicata illegittima in sede europea. Esistono a questo proposito precisi precedenti giurisprudenziali. Primo fra tutti, una sentenza della Corte di Giustizia europea del 16 settembre 1999». Come se non bastasse, nell'unico procedimento di valutazione di impatto ambientale ammesso, ci sarebbero alcune smagliature. Per esempio, non sarebbe stato tenuto in alcun conto il parere pesantemente negativo del Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale, che aveva messo in evidenza vincoli idrogeologici e aveva segnalato che parte dei terreni lottizzati erano stati percorsi dal fuoco. E, si sa, esiste una norma che congela per almeno dieci anni ogni trasformazione sulle aree nelle quali si sono sviluppati incendi. Tutti poi sembrano essersi dimenticati dell'immenso patrimonio archeologico della zona. Proprio qui, infatti, sorgeva il porto fenicio di Melqart. Nonostante questa bufera, c'è chi sostiene che in almeno tre dei cinque comparti si può costruire. Tanto che il progetto della Sitas srl sarebbe stato ridimensionato e portato a 90 mila metri cubi di cemento, dei quali circa diecimila sarebbero destinati all'edilizia residenziale, mentre il resto ad alberghi. Ora la svolta Benetton. I Toffano evidentemente ci riprovano, ma restano in piedi molti dubbi sul fatto che possano superare le obiezioni poste dagli ambientalisti. A loro, in fondo, il prestigio di Mauro Benetton non interessa più di tanto.