«Città troppo brutte, incentivi alle belle architetture», «Demolire il brutto, contributi a chi punta sul bello», «Cancelliamo le brutture urbanistiche, per legge, anche se gli scempi risalgono a mezzo secolo fa». Titoli di prima pagina tratti dai principali quotidiani di sabato: raccontano l'ultimo disegno di legge voluto dal ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani e approvato dal Consiglio il giorno prima. «Se demoliamo il brutto esistente, anche se costruito 50 anni fa - ha commentato il ministro - facciamo un'opera buona e se quel brutto lo sostituiamo con il bello le opere buone diventano due». La notizia, che presto il governo istituirà una Fondazione per la qualità architettonica e nel contempo darà il via libera alle ruspe anti-bruttura (fra gli esempi citati dal ministro, il carcere di San Vittore), ha fatto rapidamente il giro dell'Italia. Sotto la Mole, però, la novità ha provveduto ad alimentare una speciale polemica (mai sopita, peraltro, a giudicare dal numero di lettere che i giornali ricevono ogni settimana sull'argomento): quella sul palazzo di Passanti, sede dei Lavori Pubblici, un'opera di dubbio gusto - o, per meglio dire, di gusto discutibile e discusso - che, giusto venerdì scorso il city architect Carlo Olmo - docente di Storia dell'Architettura contemporanea, ha provveduto ad assolvere attraverso una lettera aperta su «Torino Sette», La missiva, sintetica lezione all'insegna del «difendiamo (con umiltà) la memoria storica delle metropoli», si concludeva appunto invitando i torinesi più che ad invocare le ruspe a sforzarsi di conoscere a fondo i problemi e analizzarli nella loro complessità ed interezza. Come concilia, però, Olmo, la difesa del Palazzo di Passanti con l'arrivo del nuovo disegno di legge che rompe gli indugi circa l'utilizzo delle ruspe quando è il caso, a maggior ragione se un buon numero di cittadini ritiene che l'edificio in questione sia davvero brutto? Il professore - che ha sempre sostenuto di essere estraneo alla «cultura dell'abbattimento» non appare per nulla stupito, tanto meno imbarazzato. «Conosco bene quel disegno di legge, perché fino a due giorni fa ne ho discusso con il suo estensore che è un mio amico. E posso dirle una cosa? Non si tratta di una legge per l'abbattimento, ma piuttosto a favore della tutela, un incentivo al bello, insomma». Rincara la dose: per quanto riguarda poi l'opportunità di radere al suolo il palazzo di Passanti ribadisco ancora una volta che sarebbe un errore. «Ma perché voi giornalisti provvedete soltanto a informare anziché diffondere una conoscenza profonda dei problemi? Qualcuno ha mai provato a pensare che cosa capiterebbe al Duomo se sparisse quel palazzo o se quello nuovo non rispettasse proporzioni, misure, pluralità di valori culturali che quell'edificio incarna?». L'ultima immagine (futuribile) che hanno negli occhi i torinesi è quella elaborata dai computer dello studio architettonico di Aimaro Isola: un colonnato e un tetto per mascherare il «palazzaccio» e restituire unità e armonia all'area archeologica. Bene, quell'immagine ora appare totalmente superata. Il progetto di «camuffamento» dell'edificio è del tutto cambiato, «la struttura di copertura è diventata molto più leggera - spiega Olmo - il tetto non c'è quasi più». E aggiunge: «Lo avevamo anticipato che si tratta di un progetto m evoluzione comunque un fatto è certo: non abbatteremo nessun palazzo». Come a ribadire quanto dichiarato un anno fa: «Ogni singolo edificio non è un fatto estetico, è una cosa che funziona o non funziona, punto». Secondo il city architect, a Torino, a proposito di utilizzo delle ruspe si sta usando la mano troppo pesante: «La nostra città disponeva del più importante patrimonio di architettura industriale d'Italia. Sulle Spine non si fa altro che demolire, salvaguardando soltanto piccoli frammenti di memoria, quelli tutelati dalla Sovrintendenza. Ma così facendo sì commette un errore, perché certi quartieri sono nati attorno a un'anima forte e sola: la Grande fabbrica. E la memoria non si cancella con un colpo di spugna, perché poi, inevitabilmente, si perdono in un colpo solo, radici, armonie, senso dello sviluppo urbanistico: e la città, alla fine, si vendica».
No alle ruspe, rispettate la memoria delle città
Il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani ha presentato un disegno di legge per demolire edifici brutti e incentivare la costruzione di nuove opere architettoniche. Il disegno di legge prevede la creazione di una Fondazione per la qualità architettonica e la possibilità di utilizzare ruspe per demolire edifici brutti. Il professore Carlo Olmo ha espresso la sua opposizione al disegno di legge, affermando che non si tratta di una legge per l'abbattimento, ma piuttosto per la tutela e l'incentivo al bello. Olmo ha anche criticato la mancanza di conoscenza dei problemi da parte dei giornalisti e ha chiesto di pensare a come la cancellazione di un edificio potrebbe influire sulla città.
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