GENOVA - «Non mi interessa più quello che succede a Bologna. Non ci abito più. È diventata una città di ruffiani culturali. Lavoro benissimo ovunque, ma non più lì»: Stefano Benni usa parole dure, per la sua città, mentre a Genova inaugura la seconda tappa del Museo delle creature immaginarie, di gommapiuma e coloratissime, escogitate da lui, Altan e realizzate dallo scultore Pietro Perotti. In Liguria sta anche prendendo casa: «È una scelta serena, ma decisa», spiega. E «non ho altro da dire». A Bologna Stefano Benni aveva dato vita alla Pluriversità dellImmaginazione e ai seminari dellItalo Calvino. A Bologna, era solo due estati fa, aveva presentato Lolita di Kubrick in piazza Maggiore. Se ne va: «Mi trovo bene altrove». Da mesi «Bologna non è più la mia città - rincara - è culturalmente precipitata, ci sono cento città, in Italia, più divertenti. Da Palermo a Napoli a Genova, ovunque, ma non Bologna. Lavoro benissimo, fuorché a Bologna». Non ci abita più, dice, e non vorrebbe proseguire, ma aggiunge: «Sono stufo che mi chiedano di come va, tra me e Bologna. Come se fosse una fidanzata. Io e Bologna, lo dico una volta per tutte, abbiamo rotto serenamente. Non mi interessa più». Rimbombano le sue parole, nellantica Borsa genovese di Banchi, a pochi passi dal Porto Antico, stridono con il giocoso ed esilarante intorno di pupazzoni sgargianti dai nomi e dalle forme folli, «Babonzo», «Birone», «Camullo». È un bestiario postindustriale e globale, quello animato da Altan-Benni-Perotti: lhanno ribattezzato Muci, Museo delle creature immaginarie e lo hanno fatto per Amref, che raccoglie fondi per i masai del Kenia, falcidiati da due anni di siccità. «La cultura si occupa di cose serie - dice Benni - fatte bene, non soltanto brillanti». Bologna, «è una città con una buona dose di ruffianeria culturale», ma il Muci farà tappa anche lì. Un mondo di creature gioiosamente ibride che educano allaccoglienza, al rispetto dellaltro e dellambiente. Altre scadenze lo aspettano a Roma: «Sto preparando uno spettacolo di due settimane, porterò in scena, leggendo, una specie di antologia del racconto nel Novecento», spiega Stefano Benni. Letture ogni sera, tre racconti per volta. Calvino, Morante, Buzzati, Manganelli... «È un omaggio che faccio al racconto - dice - perché lultima invenzione delleditoria è lidea che i racconti non vengano letti. Sta accadendo la stessa cosa alla poesia. Ecco perché sto pensando a un secondo spettacolo dedicato alla poesia del '900».