LONDRA Chi ha rubato le tartine? Se vuole entrare nel Paese delle Meraviglie e saperlo, Alice si munisca del biglietto. E almeno di questo non si stupisca: i gatti che ghignano o il coniglio col panciotto sono stramberie da nulla, paragonate all'ultima meraviglia del governo terminale di Blair, il laburista che dieci anni fa diceva «il primo posto all'istruzione, e che non costi un penny di più». Quanti penny, non si sa. Ma il finale della favola, sì: entrare alla British Library, gratuita da più di duecento anni, consultare uno dei 25 milioni di libri, studiare l'Alice manoscritta di Carroll o le Bibbie stampate da Gutenberg, tutto questo d'ora in poi si pagherà. La cultura, che rottura. I costi sono alti, Londra 2012 ingoia già i soldi olimpici e da qualche parte bisogna pur tagliare. Dieci milioni di euro in meno, quest'anno: gli orari d'apertura saranno accorciati d'un terzo, le mostre ridotte del 15 per cento, l'archivio della stampa (260 mila testate di tutto il mondo) sarà chiuso. «Prosciugano una risorsa energetica», dice Michael Palin, ex Monty Python. «È un errore tragico protesta la scrittrice Margaret Drabble . Questa è una grande istituzione nazionale». Scuole, istituti di marketing, servizi per disabili, pubbliche amministrazioni: è regola quotidiana infilarsi nei chilometri di schedali della British Library, cercare fra i 150 milio- ' ni di documenti, pescare introvabili manoscritti dal 300 a.C. in giù. La biblioteca di Londra è battuta da quella del Congresso americano solo per dimensioni, non per valore. C'è una legge inglese che da un secolo impone, a chiunque pubblichi qualcosa, di darne una copia alla «British». E che scalpore, quando lo snob Salman Rushdie vendette negli Usa il suo archivio privato: dall'originale della Magna Carta agli autografi di Bach e Joyce, dagli spartiti dei Beatles alle notule di Leonardo, dai papiri del Sinai alle miniature della Divina Commedia, dai blog alle lettere di Enrico Vili, dai ed ai diari di Kipling, dalle bozze-di Sherlock Holmes agli e-book, la alta e la bassa cultura abitano alla fermata St Pancras del metrò, periferia di Londra, nel più grande edificio mai costruito in Gran Bretagna. La tassa sui libri è già una battaglia politica. L'opposizione liberale s'appella al successore di Blair, Gordon Brown: «Un atto di vandalismo culturale. È perverso ricorrere a questi tagli, quando ci si aspetta una crescita economica del 7,5 per cento». Alla «British» s'è formato perfino Lenin, che sui registri si firmava con lo pseudonimo di Jacob Richter: è paradossale, commenta il deputato Eric Avebury, che ora sia proprio un governo laburista a tassare l'ingresso a questo «santuario» della cultura. Un santuario, in ogni senso. In un caveau del sotterraneo, inaccessibili anche al direttore, sono custodite alcune misteriose tavole di legno rivestite di velluto viola. Furono portate nell'800 dall'Etiopia e i preti copti scendono ogni anno a venerarle come i resti dell'Arca perduta dell'Alleanza: quella che portava le tavole dei Dieci Comandamenti, quella di Indiana Jones. All'ingresso di St Pancras c'è il poster di una vasca piena d'acqua. Vi chiedete perché Virginia Woolf e Dickens, Shaw e Karl Marx venissero tutti a leggere (gratis) nelle sale della British Library? Una scritta lo spiega: «Dopo il vostro bagno, siete nel migliore posto al mondo dove trovare l'ispirazione».