Un porto sul Tevere, accesso alla Roma imperiale, vita che passa dalla città al fiume e dal fiume alla città. Se venisse confermata l'esistenza di un porto di Augusto integrato con il Mausoleo, suggestiva ipotesi formulata da Antonio Tamburrino, ingegnere di Italia Nostra con il «bernoccolo» dell'Ara Pacis, la tormentata storia di piazza Augusto Imperatore potrebbe trovare la sua chiave di volta. Nel frattempo, a dispetto del nome che porta, per l'antico altare non c'è pace. A tener viva l'attenzione sulla copertura dell'Ara Pacis, per impedire che il dibattito sul contestato progetto possa perdersi nelle more della calura estiva, interviene la mobilitazione istituzionale, dal Campidoglio fino a Montecitorio. Mentre infatti il consigliere comunale Marco Marsilio (An) ha riproposto il problema in occasione dell'imminente dibattito sul documento di programmazione finanziaria, Enzo Fragalà, deputato dello stesso partito, ha preso carta e penna e si è rivolto direttamente al governo attraverso un'interrogazione urgente che verrà presentata all'inizio della prossima settimana. A dare rinnovato vigore all'offensiva politico-culturale contro il contestato progetto commissionato nel '96 all'architetto americano Richard Meier dall'allora giunta Rutelli, è il recente pronunciamento della Procura della Corte dei Conti che, al termine di un'inchiesta condotta assieme alla Guardia di finanza, ha citato in giudizio sei persone fra sovrintendenti, funzionari comunali e un ex assessore, chiedendo alla sezione giurisdizionale della Corte la condanna al pagamento di somme non indifferenti, in relazione agli aumenti di spesa dovuti al fermo del cantiere e all'adozione di una variante rispetto al progetto originario. La «sospensione dei lavori fino alla conclusione del procedimento in corso», una «commissione di tecnici che possa intervenire sul progetto esecutivo» e che infine recepisca «le obiezioni fin qui sollevate da un ampio fronte trasversale», l'ipotesi di un «annullamento del progetto di Meier per procedere a un concorso pubblico a valenza internazionale, nel quale l'Ara Pacis venga inserita nel più ampio contesto dell'intera piazza Augusto Imperatore», queste le richieste rivolte da Fragalà al presidente del Consiglio, al ministro dei Beni culturali e al ministro della Giustizia. Il deputato di An, nel presentare all'esecutivo una richiesta di intervento, ripercorre le tappe salienti dell'affaire Ara Pacis, dall'assegnazione diretta dell'incarico all'architetto Meier, ai passaggi burocratici contestati dalla Procura contabile ai funzionari coinvolti a vario titolo nella vicenda fino all'abbattimento della teca di Morpurgo costruita negli anni '30 a custodia dell'Altare della Pace. In particolare l'interrogazione si sofferma su quel passaggio dal progetto definitivo (1998) a quello esecutivo (2000). Va ricordato, infatti, che in base alle risultanze dell'inchiesta del procuratore Zappatori e della Guardia di finanza il Campidoglio non ritenne «necessario» sottoporre il secondo progetto a un'«ulteriore approvazione», poiché «non presentava innovazioni di rilievo rispetto al progetto definitivo». Una asserzione contestata dalla Procura con argomentazioni poi confluite nell'interrogazione parlamentare, in quanto nel passaggio fra progetto definitivo ed esecutivo «le fondazioni a platea erano state sostituite da un sistema di pali profondi 17 metri». Dopo l'antefatto, la storia ormai ben nota dei ritrovamenti archeologici, il fermo del cantiere, la variante al progetto e - nel maggio del 2002 - l'esposto dell'Aduc che, ipotizzando che i problemi emersi durante la realizzazione del progetto fossero prevedibili, ha dato il via all'indagine. La stessa dalle cui risultanze Marsilio ha tratto spunto per presentare proprio quell'emendamento al Dpef del Comune di Roma, che l'aula Giulio Cesare voterà la prossima settimana con il bilancio di assestamento. In quella sede si discuterà la proposta dell'esponente di An, primo firmatario già nel '96 di una analoga proposta di delibera, di «riuscire a bloccare la realizzazione del progetto di Meier, sostituendolo con un concorso internazionale di architettura per la definitiva risistemazione dell'intera piazza, anche alla luce della recente citazione in giudizio della Corte dei conti e delle continue proteste del mondo accademico e ambientalista».