Noto. La Regione individui un'autorità terza per valutare tecnicamente se il progetto realizzato per ospitare i mosaici della villa romana sia idoneo alla loro custodia oppure no. Questa autorità terza potrebbe essere l'istituto regionale del restauro. A proporlo sono il deputato ed ex sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono e l'ex assessore ragionale ai Beni culturali Fabio Granata, promotori insieme al sindaco Valvo di un incontro per fare il punto della situazione all'indomani del cedimento della copertura della villa. Animatore dell'incontro Granata che, per fare capire ai cittadini presenti di cosa si stesse parlando quando si faceva riferimento allo stato dell'arte dei mosaici, ha proiettato delle diapositive sensazionali scattate al cantiere della villa, sempre precluso ai non addetti ai lavori, da cui si evidenziava lo stato quantomeno discutibile in cui sono tenuti. Granata, nel ricordare che i mosaici si trovano nella villa romana per volontà della soprintendenza, ha ribadito che il problema non è politico in quanto tutti gli enti, dalla Regione, alla Provincia, al Comune hanno dato, negli anni, la loro disponibilità per rendere fruibili i mosaici. Si tratta piuttosto di un problema tecnico in quanto un cantiere di tale importanza avrebbe dovuto essere monitorato. E non si può dire che non ci siano stati danni. Questi ci sono stati in quanto la copertura, come evidenziato in una diapositiva, per colpa dei pochi supporti insufficienti a reggere il peso, è crollata sui resti della villa. Altro punto sorprendente che apre pesanti interrogativi, riguarda l'affermazione di Granata secondo cui non sarebbe vero che i mosaici dovevano essere necessariamente collocati nella villa per consentire all'impresa di completare i lavori. A dire di Granata, infatti, avrebbero potuto essere sistemati in loco anche in un secondo momento. Se così fosse, perché non sono stati lasciati a Noto in attesa che la villa fosse definitivamente completata? Anche Bono ha richiesto si faccia chiarezza, oltre che sulla responsabilità del crollo, anche sui ritardi almeno degli ultimi nove anni, da quando cioè era stato concordato un percorso, disatteso, con l'allora soprintendente Voza. «Chiedere di trasferire i mosaici a Noto vuole essere una provocazione che però potrebbe essere l'epilogo naturale di un percorso: chi si assume la responsabilità di 950 mila euro spesi per questa struttura posta sopra i mosaici? Ma soprattutto è idonea a custodirli o no?».