PALMI. Una comunicazione da parte del capo dipartimento per i Beni culturali e paesaggistici del Ministero, sezione contenzioso, fornisce lumi sulla singolare vicenda che ha visto il blocco della firma di una convenzione tra il Comune e la Soprintendenza per i beni archeologici. Il fine era regolare i rapporti tra i due enti per quanto riguarda l'antiquarium "Nicola De Rosa", all'interno della Casa della Cultura. La levata di scudi da parte di associazioni e le prese di posizione di alcuni uffici comunali avevano portato ad un blocco dell'iniziativa tanto che, in attesa di investire il Consiglio del problema, dopo una prima discussione in cui il sindaco Parisi aveva messo in guardia l'assemblea sui pericoli che la mancata firma della convenzione poteva provocare, la commissione consiliare cultura aveva promosso una serie di riunioni che aveva portato ad una bozza che il consiglio non ha potuto discutere per l'avvio della crisi. Nella lettera del Ministero viene scissa la questione sollevata: da una parte lo status di "museo minore" riconosciuto a ai musei palmesi in base alla legge 22 settembre 1960, n. 1080 con il decreto ministeriale 15 settembre 1965 poiché non incide sull'aspetto dell'appartenenza dei beni archeologici custoditi nel museo palmese; dall'altra la proprietà, per la quale la nota del ministero richiamava quanto disposto dalla numerosa legislazione a partire dal 1908 per finire al recente codice dei beni culturali e del paesaggio che, all'articolo 91, recita "le cose indicate nell'art. 10, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato", per quanto riguarda l'affidamento in deposito dei reperti. La nota rammenta che, in quanto proprietà dello Stato, i reperti possono essere collocati in una struttura museale di altra amministrazione utilizzando l'istituto del deposito temporaneo, ma è necessario procedere a una convenzione o un protocollo d'intesa con le modalità e la durata del deposito. La lettera chiarisce che l'unica cosa da fare per superare ogni difficoltà è procedere in tempi rapidi all'approvazione della convenzione con la Soprintendenza, solo modo per chiudere un contenzioso che rischia di vanificare le finalità di fruizione e valorizzazione dei reperti archeologici da parte della collettività.