Prime reazioni, non positive, al riordino dei comitati tecnico scientifici del ministero dei Beni culturali. Ieri nella riunione del Comitato per l'architettura e l'arte contemporanea è emersa la decisione di rimettere il mandato nelle mani del ministro Francesco Rutelli, «per agevolargli il compito del cambiamento in corso», dicono tra l'ironico e il sarcastico i componenti del comitato. D'altra parte che il malcontento tra i quadri tecnico-scientifici di via del Collegio romano fosse tesa si sapeva da mesi. Da quando cioè Rutelli aveva ottenuto dal Consiglio dei ministri il via libera per la riduzione dei membri dei comitati tecnico-scientifici. Riduzione consistente, perché nel nuovo organigramma si passa da 30 componenti a 24. Ad essere contestato è il criterio del riordino. Le riduzioni apportate alla composizione degli organi andranno infatti a penalizzare tre categorie soprattutto. I rappresentanti del personale nel Consiglio superiore, i rappresentanti del personale nei comitati tecnico scientifici e i rappresentanti dei professori universitari di ruolo nei comitati tecnico scientifici. Mentre cresce la quota dei membri designati dal ministro in seno agli stessi comitati che passa da 6 a 12 componenti. Nella loro nuova versione anche il presidente dei comitati tecnico scientifici verrà direttamente nominato dallo stesso ministro. Il quale finirà con il determinare e controllare il 60 per cento della composizione di tutti i comitati. Una situazione -e questa è la critica principale mossa a Rutelli - che sminuisce l'autonomia tecnico scientifica dei comitati. Nelle prossime settimane si dovrebbe tenere una riunione di tutti i comitati tecnico-scientifici.
Ministri sotto tiro. Dimissioni dei comitati scientifici. I professori contro Rutelli
Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha deciso di riordinare i comitati tecnico-scientifici del ministero, riducendo il numero di componenti da 30 a 24. Il cambiamento è stato contestato dai quadri tecnico-scientifici, che ritengono che il criterio di riordino sia ingiusto e penalizzi tre categorie soprattutto: i rappresentanti del personale, i rappresentanti dei professori universitari e i membri designati dal ministro. La nuova composizione dei comitati prevede che il ministro nomini direttamente il presidente e controlli il 60% della composizione di tutti i comitati, riducendo l'autonomia tecnico-scientifica dei comitati.
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