Toscana. Ma prima va sciolto il nodo della concessione La lunga crisi non è ancora alle spalle, ma un progetto per riportare Firenze Fiera sul cammino della crescita almeno adesso c'è. Il nuovo piano strategico 2007-2009, approvato in novembre dal cda della società a maggioranza pubblica che gestisce il polo fìeristico-congressuale fiorentino, mette in fila le cose da fare per allontanare il declino: separare le attività immobiliari (che potrebbero confluire in una fondazione) da quelle espositive e congressuali; trovare unpartner per gestire il core business e ridare slancio ai conti (ancora in rosso) e al calendario degli eventi (ancora mediocre); investire 30 milioni in infrastrutture. Eppure questo piano, neppure troppo originale per una Spa fieristica che ha bisogno di know how e di capitali, ha già incontrato il primo ostacolo. La ricerca del partner strategico, per la verità inseguito da anni, si è arenata di fronte a un problema di "sostanza": chi pagherebbe 5-6 milioni all'anno di canone d'affìtto degli spazi espositivi e congressuali (è la cifra ipotizzata da Firenze Fiera per gli attuali 5omila metri quadrati) e chi investirebbe 30 milioni in infrastrutture, senza avere la certezza di poter ammortizzare gli investimenti su un lungo arco di tempo? Questa certezza oggi non c'è, perché la sede espositiva della Fortezza da Basso, ossia il cuore del polo fieristico fiorentino, è di proprietà del Demanio, che l'ha data in concessione alla Regione Toscana fino al 2017. E dopo? «Stiamo trattando con l'Agenzia del Demanio per arrivare a una vendita della Fortezza agli enti territoriali o al rinnovo anticipato della concessione», ha assicurato qualche settimana fa il vicepremier Francesco Rutelli al sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, in occasione dell'apertura di Pitti Immagine Uomo, la più importante rassegna che si tiene a Firenze. E le parole di Rutelli e Domeni-cihanno soddisfatto pure Pitti Immagine, la società pubblico-privata che organizza le rassegne fiorentine della moda e che potrebbe essere il partner "naturale" di Firenze Fiera (a cui assicura il 25 del fatturato). «Sciogliere il nodo della concessionedice Raffaello Napoleone, a.d. di Pitti Immagine è la base indispensabile per il rilancio della Fiera e per far tornare i conti, ammortizzando gli investimenti. E questo al di là di chi sarà il futuro gestore». La partita delle alleanze è infatti tutta da giocare, visto che Pitti Immagine si è da tempo dichiarata pronta a col-laborare, ma non è stata ancora consultata, mentre nelle ultime settimane i vertici del polo espositivo fiorentino hanno incontrato le Fiere di Milano, Rimini, Verona e anche Valentia, incassando interesse e disponibilità. Se il nodo della concessione verrà sciolto in tempi rapidi, il 2007 potrebbe dunque essere l'anno della partnership per la società fieristica che fa capo a Regione, Provincia di Firenze, Comuni e Camere di commercio di Firenze e Prato, Banca Toscanariuniti in un patto di sindacato che controlla il 90 del capitale e guidata dal presidente Roberto Negrini e dall'a.d. Alberto Bruschini, entrambi Ds.Di certo, invece, non sarà l'anno del ritorno al pareggio (previsto solo nel 2009): dopo aver perso quasi due milioni nel: 2006, il budget 2007 prevede un rosso di 1,3 milioni sul quale, sottolinea Bruschini, «pésa l'incognita di Farmindustria che sta tagliando convegni e meeting». E il fatturato? Da anni ormai oscilla intorno ai 15 milioni. Stagnante come il calendario degli eventi. Quasi incredibile per una Fiera che avrebbe le potenzialità per essere uno dei motori dell'economia dell'area, ma resta imbrigliata in una matassa di interessi particolari e di "solidarietà" politica Lontana dal mercato, ma attenta agli equilibri locali.
Firenze attende un partner forte
Il nuovo piano strategico 2007-2009 di Firenze Fiera prevede di separare le attività immobiliari e espositive/congressuali, di trovare un partner per gestire il core business e di investire 30 milioni in infrastrutture. Tuttavia, il piano è già incontrato con il primo ostacolo, la ricerca del partner strategico, che si è arenata di fronte a problemi di sostanza, come chi pagherebbe i canoni d'affitto degli spazi espositivi e congressuali e chi investirebbe in infrastrutture senza avere la certezza di poter ammortizzare gli investimenti su un lungo arco di tempo.
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