La storia infinita dei mille cantieri di Tuvixeddu. Quelli aperti, quelli richiusi, tra scavi e ruspe, tra storia e cemento. Storie di blocchi improvvisi e di vincoli imposti e poi rivisti. Di iniziative imprenditoriali fermate e di un sindaco, Emilio Floris, schierato in prima linea con Gualtiero Cualbu, l'imprenditore che persino la Regione ha indicato come uno dei "migliori" in città indirizzandogli insieme ad altre due società il bando per il nuovo ospedale Marino. TUTTO ERA RICOMINCIATO con i sigilli ai cantieri sul colle violato, voluti con forza dal presidente della Regione Renato Soni. Prima ancora, di fronte allo spettro dei ricorsi al Tar annunciati dal Comune e dalla Coimpresa, la Regione aveva inizialmente ritirato il decreto che allargava i vincoli. Era solo una mossa provvisoria per studiare i successivi interventi. Nel frattempo a intervenire era stato il vicepmier Francesco Rutelli: «Verificheremo la regolarità delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Cagliari-disse- abbiamo intenzione di tutelare in tutti i modi questa importante area archeologica». Il pressing del deputato di Rifondazione Luigi Cogodi ha smosso insomma anche il ministro dei Beni culturali. Nel frattempo è stata la Sovrintendenza ai beni archeologici, la stessa che aveva sempre detto sì agli interventi sul colle, a pressare la Regione per ottenere almeno la riapertura dei cantieri di scavi archeologici. Che nulla hanno a che vedere con le palazzine accanto alla necropoli della Coimpresa. La ditta aveva agitato anche il pericolo dei licenziamenti parlando di l'emergenza occupazionale", poi l'assessore regionale Mannoni ha raggiunto coi sindacati un accordo almeno sulla cassa integrazione degli operai. j.n.