A RISCHIO 1100 AZIENDE FIORENTINE, CON 2400 ADDETTI E FATTURATI DA 45 MILIONI Con il nuovo Codice dei Beni Culturali, solo un'impresa di restauro su dieci risulterebbe in regola per entrare nell'albo ministeriale. L'ultima iniziativa del governo Prodi rischia di creare seri problemi alla categoria dei restauratori, un comparto che a Firenze riveste un ruolo di prim'ordine. Ad illustrare i pericoli per il settore è la Cna fiorentina, secondo cui «il Codice Urbani ha istituito un albo ministeriale che seleziona drasticamente il sistema delle imprese e de facto non chiarisce quali siano, nella fase transitoria, le modalità per dimostrare il possesso dei tìtoli per ottenere il riconoscimento della figura imprenditoriale di restauratore. Allo stato attuale posseggono la qualifica solo coloro che si diplomano in alcuni istituti riconosciuti (per Firenze e provincia, l'Opificio delle Pietre dure), lasciando senza tutela migliaia di imprenditori e lavoratori dipendenti (collaboratori di restauro di beni culturali) formatisi in questi anni nei laboratori artigiani: solo un'impresa su dieci, oggi, potrebbe avere garanzie di iscrizione all'albo ministeriale». Proprio i temi dell'idoneità a svolgere il mestiere di restauratore dei beni culturali e le modalità per dimostrare il possesso dei titoli saranno al centro dell'assemblea organizzata Nella foto, un restauratore all'operada Cna Firenze martedì alle 17, presso la sede dell'associazione, che prelude all'incontro che si terrà il 5 febbraio con il sottosegretario Danielle de Mazzonis. L'obiettivo è far chiarezza sulle normativa esistente e su alcuni provvedimenti correttivi alla medesima preannunciati dal governo Prodi Una questione grave, che mette a rischio un comparto rilevante per l'economia ed il prestigio fiorentino. «B restauro - commenta Franco Meni, coordinatore settore artistico di Cna Firenze - è una professione che riscuote notevole attrazione trai giovani ed in particolare nella componente femminile. I dati parlano chiaro: aumentano le iscrizioni alle scuole artistiche, ai corsi e agli istituti specializzati di settore e sono ben 1100 le imprese a Firenze e provincia con oltre 2400 addetti, per un fatturato che oscilla prudenzialmente intorno ai 45 milioni. Non dobbiamo però trascurare il fatto che il quadro dell'artìgianato del restauro resta comunque difficile per una serie di problematiche: prima fra tutte la mancanza di investimenti pubblici e privati nel settore e la crisi delle risorse provenienti dal serbatoio della finanza locale e nazionale. Una dimensione d'impresa che, negli ultimi 5 anni, ha subito un abbassamento del 30 dei propri standard di redditività». Secondo la classificazione del Ministero per i Beni Culturali, il campo di attività del restauro prevede 13 categorie, accompagnate da ben 300 specializzazioni, diffuse su tutte le tipologie di beni e materiali.